Considera l’aragosta, scriveva David Foster Wallace. Qualcuno però deve aver travisato il geniale scrittore americano e così si è passati direttamente al rubarla. Non siamo nel Maine, all’estremo Nord degli Stati Uniti dove il regale crostaceo è venerato con tanto di fiera annuale, ma a Ponza, una delle isole più amate dai turisti non solo italiani. Anzi, di preciso siamo al ristorante “Il rifugio dei naviganti” in località Sant’Antonio. Scenario perfetto per il giallo dell’estate: la maledizione dell’aragosta. Ancora una volta c’entrano scontrini pazzi e clienti che si lamentano, a torto o a ragione. Ma qui siamo al salto di specie. Non dello scampone, ma dei furbetti.

A inizio mese il titolare del locale, Mario Coppa, era finito nella bufera social (e dove sennò? ) perché un avventore aveva pubblicato online lo scontrino da 923 euro, cena salatissima per 4 persone che tra le altre pietanze avevano ordinato proprio altrettanti piatti di succulenti scialatielli all’aragosta. Tradotto: 230 euro a cranio.

Nel pasto vista mare erano compresi pure un antipasto, acqua e due bottiglie di Biancolella, Cantine Migliaccio. I quattro primi da menù pesano per 759 euro, mentre il vino è a listino a 120 euro. Rituale indignazione del popolo del web, che come anno condisce di livore e fiele le cene da “mille e una notte” degli altri, con Coppa costretto a difendersi pubblicamente: «Abbiamo pure piatti da 15-20 euro, ma l’aragosta tutto il mondo sa che costa». Eggià.