Caro direttore, l'insegnante pugliese che ha pagato senza fiatare 400 euro per un pranzo in un ristorante di Venezia, poi si è rivolto all'Adico per contestare il prezzo esorbitante, adducendolo a un cambio di primo da spaghetti con frutti di mare alle linguine con aragosta, suggeritogli dal cameriere (piatto che avrebbe appreso dal conto finale costare dieci volte tanto quello ai frutti di mare) mi suggerisce queste riflessioni.

Il pranzo del docente sarebbe, senza aragoste, costato comunque un 200 euro o giù di lì. Ognuno naturalmente è libero di spendere quel che vuole e di godersi la vista di uno spicchio di Venezia mentre mangia. Ma il caso del docente in questione, libero, come ripeto, di disporre dei propri soldi come crede, mi fa venire in mente per contrasto le lamentele sindacali sugli insegnanti mal pagati, oltre che spesso umiliati nel loro ruolo professionale.

Dall'altra parte, si sa che mangiare in una trattoria a Venezia, diventa quasi l'equivalente di una sosta al Casino per farsi prosciugare le tasche alla roulette.

Riccardo Gut

Caro lettore, lei ha ragione quando scrive che ognuno spende i propri soldi come meglio crede. Il problema è che il nostro professore non credeva, e soprattutto non sapeva, di dovere spendere tutti quei soldi per concedersi il privilegio di pranzare con aragosta e vista su Canal Grande e Ponte di Rialto.