La sinistra passa al contrattacco. O meglio, alle accuse. Alle prese con due inchieste che terremotano il Partito democratico (quelle che vedono coinvolti Beppe Sala e Matteo Ricci), i dem la buttano in caciara. E nel mirino ci finisce Italo Bocchino. A sinistra, infatti, si stanno domandando per quale ragione il direttore editoriale del Secolo d'Italia, nonché consigliere della comunicazione ai media nazionali del candidato meloniano alla Regione Marche Francesco Acquaroli, sapesse dell’inchiesta "Affidopoli".

"Io non mi sono mai occupato di affidi e appalti, sono completamente estraneo. Acquaroli? No, non mi ha chiamato. Ha detto che non userà il tema in campagna elettorale ma Italo Bocchino ne sta parlando da un mese... È il loro stile ma non mi faccio intimorire. Sto sentendo un grande affetto. Dal Pd? Da tutto il Pd. Sto interloquendo anche M5S, ho inviato le carte sia a Schlein che Conte. Spero che i 5 Stelle capiscano le mie ragioni e si possa andare avanti", ha detto lo stesso Ricci. E a lui ha fatto eco Alessia Morani, che ha immediatamente sollevato dubbi sul giornalista: "Come mai Italo Bocchino e altri giornalisti di destra sapevano dell'avviso di garanzia" prima dello stesso Ricci? "Capirlo credo sia assolutamente indispensabile". Finita qui? No, perché c'è anche chi ha tirato in ballo una sorta di "magistratura bruna". "Bocchino è un profeta visionario o ha rapporti con qualche toga bruna?", è il quesito che si è posto Matteo Renzi.