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L'indagine suggerisce una possibile violazione della normativa di settore da parte di produttori che potrebbero aver sostanzialmente truccato le loro offerte sul mercato all'ingrosso
Suggestioni, ricostruzioni a spanne, tanti se e altrettanti forse, e un bel po' di populismo giocato sulla pelle dei consumatori la cui giusta preoccupazione per i costi dell'energia viene strumentalizzata a fini politici. Per ora sembra questo l'unico risultato concreto dell'indagine conoscitiva avviata dall'Arera sul funzionamento dei mercati elettrici nel periodo 2023-2024, una iniziativa che ha suscitato tanta attesa e sollevato un polverone sulla base di illazioni su un tema delicato come i prezzi dell'elettricità. Per chi non ricorda, e per farla semplice, l'indagine suggerisce una possibile violazione della normativa di settore (nota come Remit) da parte di produttori che potrebbero aver sostanzialmente truccato le loro offerte sul mercato all'ingrosso per spuntare prezzi più alti a danno dei consumatori. Indignazione, opposizioni scatenate, grida allo scandalo, ma per il momento sulla base del nulla. Ma quanto era concreta l'ipotesi formulata da Arera? Non si sa. Lo dichiara la stessa relazione finale che recita: "La natura generale e conoscitiva dell'indagine non consente di attribuire automaticamente alle suddette condotte una connotazione abusiva". Per capirne di più la commissione Attività Produttive della Camera ha comunque convocato ieri il presidente dell'Authority, Stefano Besseghini che, non senza imbarazzo, ha ammesso che le cifre circolate sui giornali sull'importo del presunto abuso delle aziende energetiche sono "suggestioni giornalistiche improprie". Quindi niente, solo fuffa diremmo a Milano.






