Fake prima che il fake diventasse di moda. La caricatura della violenza, la parodia dello scontro, la deformazione della lotta primordiale, a partire da quel fisico da cavernicolo platinato: i baffi a manubrio, i capelli prima lunghi sulle spalle, poi nascosti da una bandana, i muscoli pompati in modo innaturale. Non era sport, ma era sicuramente spettacolo il wrestling che aveva invaso il palinsesto della tv italiana in quegli anni Ottanta che importavano i simboli dell’America più profonda e vera (che paradosso, l’America più autentica riprodotta da quanto di più falso). Hulk Hogan ne era il rappresentante più fulgido: il wrestler patriottico, ipertrofico, carico di retorica da cinema d’azione, un supereroe in carne e ossa.