Si chiama anastomosi linfatica-venosa profonda cervicale, ma tutti la conoscono con l'acronimo LVA. È una procedura chirurgica sperimentale che si è molto diffusa in Cina per il trattamento del morbo dell'Alzheimer. Così, quando nelle scorse settimane le autorità sanitarie cinesi hanno imposto lo stop immediato alla LVA, la decisione ha scosso l’opinione pubblica e lasciato migliaia di famiglie nel panico. La Commissione sanitaria nazionale ha rilasciato un avviso formale vietandone l’uso in tutti gli ospedali del Paese, pubblici e privati, a causa della mancanza di prove scientifiche solide sulla sua sicurezza ed efficacia.La LVA è una tecnica microchirurgica nata originariamente per trattare il linfedema, un accumulo di liquidi nei tessuti. Consiste nel collegare minuscoli vasi linfatici (spesso di soli 0,3-0,8 millimetri) a una vena vicina, tipicamente nel collo, per migliorare il drenaggio linfatico. L’ipotesi, ancora non confermata, è che ciò possa accelerare l’eliminazione delle proteine tossiche – beta-amiloide e tau – coinvolte nel declino cognitivo dell'Alzheimer.La “tecnica di riparazione della memoria”L’idea di applicare la LVA all’Alzheimer è emersa nel 2022 grazie a Xie Qingping, un microchirurgo di Hangzhou, che notò un sorprendente miglioramento cognitivo in un paziente trattato per linfedema facciale. Il caso fu pubblicato come studio esplorativo e attirò subito l’attenzione di media e famiglie in cerca di una speranza. I titoli parlavano di “intervento miracoloso” e “tecnica di riparazione della memoria”, mentre la procedura veniva adottata da oltre un centinaio di strutture sanitarie.In un contesto in cui la Cina conta la più alta popolazione al mondo affetta da Alzheimer, con pochi farmaci disponibili e risultati terapeutici modesti, la procedura ha rappresentato una speranza concreta per molte famiglie. Tante persone, le cui famiglia avevano pianificato da mesi l’operazione per i propri cari malati, si sono aggrappate con entusiasmo alla possibilità che la malattia potesse essere rallentata o addirittura invertita.Tuttavia, la realtà si è rivelata più complessa. Molti interventi sono stati effettuati in reparti con poca o nessuna esperienza neurologica, inclusi chirurgia generale e plastica. In alcuni casi, le diagnosi non erano nemmeno confermate con test neuropsicologici standardizzati, sollevando preoccupazioni sulla correttezza dei trattamenti effettuati. Anche le valutazioni post-operatorie sono risultate spesso aneddotiche, basate su impressioni soggettive dei familiari piuttosto che su dati clinici rigorosi.Invecchiamento e record di malati in CinaIl tema è molto sentito in Cina. Con oltre 10 milioni di persone affette da demenza – la maggior parte delle quali con diagnosi di Alzheimer – si tratta attualmente del Paese con il più alto numero di casi al mondo, e le stime indicano che la situazione potrebbe peggiorare drasticamente nei prossimi decenni.Il rapido invecchiamento demografico è il principale fattore alla base della diffusione dell’Alzheimer in Cina. Secondo i dati ufficiali, nel 2020 circa 264 milioni di cinesi avevano più di 60 anni (quasi il 19% della popolazione), una cifra che potrebbe salire a oltre 400 milioni entro il 2050, rappresentando più del 30% del totale. L'Alzheimer colpisce prevalentemente le persone oltre i 65 anni, il che rende il fenomeno particolarmente allarmante per il sistema sanitario cinese.Le implicazioni della malattia non sono solo sanitarie, ma anche sociali ed economiche. Secondo uno studio pubblicato su The Lancet Public Health, i costi legati alla demenza in Cina – tra spese mediche, assistenza e perdita di produttività – hanno superato i 160 miliardi di dollari all’anno e sono destinati a raddoppiare entro il 2030. La gestione dei pazienti ricade in larga parte sulle famiglie, spesso impreparate e prive di supporto formale.L'effetto “bandwagon”Sul fronte dell’assistenza, la Cina è ancora lontana da una copertura adeguata: gli psichiatri e neurologi specializzati in demenza sono pochi, così come le strutture di assistenza residenziale per anziani con malattie neurodegenerative. Nelle aree rurali, la situazione è ancora più critica, con servizi ancora molto farraginosi, mentre nelle grandi aree urbane e zone costiere l'ìinnovazione ha raggiunto livelli impressionanti, con un ecosistema biotech altamente sviluppato.Ecco perché in molti speravano che la LVA fosse la strada. Ma molti neurologi e neurochirurghi si sono detti preoccupati per la mancanza di basi scientifiche del trattamento. “Non si può semplicemente dire: ‘Sono bravo a suturare i vasi sanguigni, quindi posso farlo’”, ha affermato Ling Feng, capo neurochirurgo presso l’ospedale Xuanwu della Capital Medical University. Secondo lui, la procedura, se non correttamente eseguita o indicata, rischia di essere un danno travestito da cura.Il neurologo Sun Yongan, del Peking University First Hospital, ha definito la situazione un esempio classico di effetto bandwagon, cioè una corsa generalizzata a una nuova terapia per timore di essere “lasciati indietro”. Gli ospedali, privi di linee guida chiare, hanno approvato internamente la procedura perché non rientrava tra le tecnologie ufficialmente vietate, colmando così un vuoto normativo.Lo stop del governoIl 2 luglio scorso, il sito medico Dingxiangyuan ha riportato che vari ospedali avevano ricevuto istruzioni verbali di sospendere la pratica. Il 3 luglio, la famiglia di Liu ha ricevuto una chiamata dal chirurgo: l’intervento sarebbe stato eseguito il giorno seguente, salvo comunicazioni ufficiali. Il nonno è stato operato, ma appena quattro giorni dopo è arrivato il divieto nazionale.La comunicazione della Commissione sanitaria nazionale è chiara: la LVA viene classificata come tecnica non comprovata, e viene ordinato a tutte le istituzioni mediche di sospenderne immediatamente l’uso. Le autorità locali dovranno garantire servizi di follow-up per i pazienti già operati. Chi violerà il divieto sarà soggetto a punizioni severe.Negli ultimi anni, la Cina ha investito nella ricerca sull’Alzheimer, lanciando diversi progetti nazionali. Alcune aziende farmaceutiche cinesi hanno sviluppato farmaci sperimentali, come il GV-971 (Oligomannate), approvato nel 2019 per il trattamento dell’Alzheimer lieve-moderato, anche se accolto con scetticismo dalla comunità scientifica internazionale per la mancanza di dati pubblicati.Tuttavia, il caso della chirurgia LVA dimostra i limiti del sistema regolatorio e l’urgenza di standard più rigorosi nella sperimentazione clinica. L'Alzheimer in Cina non è solo una questione medica, ma una sfida sistemica che riguarda salute pubblica, politiche sociali, cultura e innovazione. La sospensione della LVA è il segnale che a Pechino vogliono che la speranza cammini insieme al rigore scientifico.
Contro l'Alzheimer la Cina pensava di aver trovato una “cura miracolosa”. Ma ha dovuto bloccarla
Dopo una rapida diffusione come terapia sperimentale, Pechino vieta la controversa tecnica LVA per mancanza di evidenze scientifiche, sollevando interrogativi su regolamentazione, speranza e rigore medico






