Basti pensare che, negli anni Cinquanta, nascevano nel mondo cinque figli per donna, provocando la crescita della popolazione da 2,5 miliardi nel 1950 a 6,2 miliardi nel 2000. Nel nuovo secolo la popolazione sta invece avviandosi verso un progressivo declino. Inoltre le previsioni più recenti ci dicono che il fenomeno si accentuerà in futuro. Senza entrare nei particolari che l’ultimo rapporto del Fondo Monetario internazionale ci offre in modo dettagliato, è sufficiente ricordare che, entro la metà del secolo, la Cina perderà 155 milioni di cittadini e l’Italia 7,3 milioni, cioè più della somma degli abitanti del Lazio e delle Marche.
Non può non colpire l’assoluta generalità di questo fenomeno che porterà una sensibile diminuzione della popolazione in tutti i continenti esclusa l’Africa, dove pure il tasso di natalità sta calando rapidamente anche se, tenuto conto degli altissimi livelli di partenza e del forte aumento della vita media, questo continente vedrà aumentare la propria popolazione di 700 milioni entro la metà del secolo. La conseguenza, messa in luce dall’Economist, è che l’Africa avrà un drammatico bisogno di posti di lavoro e il resto del mondo un altrettanto drammatico bisogno di lavoratori, con scarsa possibilità che domanda e offerta si incontrino senza creare tensioni.









