Un messaggio inviato via whatsapp con la richiesta di conservare delle fotografie. Immagini forti, che ritraevano lividi su un labbro spaccato e traumi sulle cosce. «Tienile, perché non so se me le cancellerà», scriveva la donna a un conoscente con cui aveva solo rapporti di lavoro. Oggi, quell’uomo, che secondo l’accusa l’avrebbe colpita, umiliata e isolata, è imputato in tribunale a Cuneo con l’accusa di maltrattamenti, lesioni e violenza privata. Tienile, perché non so se me le cancellerà Una donna trasformata È una storia di lividi, audio e testimonianze che parlano di una trasformazione silenziosa: da giovane donna estroversa e sorridente, impegnata come ragazza immagine e cubista nei locali, a persona chiusa, dimagrita e impaurita. Lo hanno raccontato in aula amici, familiari e conoscenti che hanno assistito, direttamente o no, al presunto incubo vissuto dalla giovane, che per un periodo si era addirittura trasferita in un’altra casa pur di allontanarsi dal compagno. La testimonianza della sorella In un caso, la sorella ha riferito di aver ricevuto una foto del labbro ferito e lividi sulle gambe: «Diceva che era stato lui. Non usciva più, aveva smesso di lavorare nei locali. Una volta raccontò che lui le aveva tirato un bastone perché aveva chiesto di pulire del liquido rovesciato». La stessa testimone ha ricordato che la sorella temeva persino di essere spinta contro uno spigolo di cemento in casa: «Si era aggrappata a lui per evitare che la sbattesse lì contro». Botte e soprusi psicologici Non solo botte. In aula si è parlato anche di pesanti insulti: «Zecca, puttana, fai schifo», avrebbe urlato l’imputato. A detta di chi la frequentava, i soprusi erano anche psicologici e si intensificavano se la ragazza impiegava qualche minuto in più per spostarsi da casa a Cuneo: «Diceva che nel tragitto si era fermata a fare sesso con altri». Gli amici testimoni Un testimone, ex fidanzato della donna, ha confermato di aver ascoltato un audio in cui l’imputato la accusava di tradimenti, insultandola e, in uno, picchiandola. È stato proprio lui a convincerla, almeno in una circostanza, a recarsi in Pronto soccorso: era il 13 novembre 2023. Anche un’altra testimone ha raccontato in aula di aver ricevuto foto dei lividi e di essersi sentita minacciata quando l’uomo si presentò nel suo ufficio «nascosto, per evitare le telecamere». Dice che lei stessa contattò un avvocato, preoccupata per le condizioni dell’amica: «Mi disse che aveva paura di morire, che le botte diventavano sempre più frequenti. Ma non voleva denunciare: aveva paura che peggiorasse la situazione». Il procedimento è nato ufficialmente il 7 ottobre 2023, dopo un referto medico trasmesso alla stazione carabinieri di Dronero dall’ospedale di Cuneo. Il 26 gennaio ultima udienza istruttoria.
“Zecca, fai schifo”. E poi botte e lividi: le foto delle violenze incastrano l’ex fidanzato
Raccolte le testimonianze di amici e parenti della vittima. Il 26 gennaio l’ultima udienza







