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Un'inchiesta ha denunciato alcune misure singolari poste in essere dal ministro dell'ambiente tedesco per ridurre i consumi: tolti gli scaldabagni e "consigliato" ai dipendenti di usare le scale invece dell'ascensore

Ormai le follie dei seguaci dell’ambientalismo radicale fanno sempre meno notizia, anche in un paese come la Germania dove i Verdi sono ancora vivi e vegeti. Talvolta, però, le decisioni prese da alcuni esponenti particolarmente creativi lasciano davvero basiti. Da almeno tre anni, gli impiegati del Ministero dell’Ambiente tedesco devono lavarsi le mani con l’acqua fredda anche in pieno inverno e salire le scale a piedi per non incorrere negli strali dei dirigenti gretini. Pur di ridurre i consumi e le emissioni di Co2, infatti, il ministro ha imposto la rimozione degli scaldabagni dagli edifici presi in affitto a Berlino. A pagare il conto, ovviamente, il tartassato contribuente tedesco.

Come succede spesso con la sinistra, l’ideologia vince sempre su tutto, anche sul buonsenso. Il movimento ambientalista, che in Germania gode da sempre di un numero di consensi del tutto inconsueto nel Vecchio Continente, è passato da battaglie condivisibili, come la riforestazione o la lotta all’inquinamento dei fiumi, a veri e propri diktat che sembrano sempre più illogici. Specialmente quando al governo con la Spd, i Verdi vietano tutto, sempre e comunque, invece di provare a convincere i cittadini a comportamenti più eco-compatibili. Nel mirino, stavolta, è finita l’ex ministro dell’ambiente Steffi Lemke: nonostante nel novembre 2024 avesse dichiarato in un’intervista di aver sempre “promosso scelte assolutamente pragmatiche nell’interesse del popolo tedesco”, alcune delle circolari emesse in passato hanno fatto alzare parecchi sopraccigli.