Spesso nelle metropolitane ci sono avvisi che invitano i passeggeri a segnalare persone e comportamenti sospetti. Invitano al civismo attivo, sfiorano la delazione. Il meccanismo è perfetto per far scattare una storia di cozy crime, ovvero storie criminali dove c’è un tasso basso di violenza e un tasso alto di dilettantismo: chiunque può avere un ruolo attivo in una indagine. Anche chi legge. E forse è in questo azzeramento delle distanze che si nasconde uno dei segreti del giallo (categoria che vale solo in Italia, ispirata alle copertine giallo-Mondadori).
Il romanzo di Jonathan Coe La prova della mia innocenza inizia così: «Se vedete qualcosa che non va, riferite al personale o inviate un messaggio alla British Transport Police. Risolveremo il problema. Visto. Detto. Risolto».
Visto. Detto. Risolto.
Quando leggiamo un giallo vogliamo che vada così.
Coe gioca con il cozy crime, e anche altri due generi, autofiction e dark academia, grazie ai due protagonisti del romanzo: Phyl, giovane dalla fantasia romanzesca e le ambizioni letterarie, e un vecchio amico della madre, Cristopher Swann — della cui figlia adottiva Phyl diventerà amica — che sta indagando sulla morte misteriosa di un blogger. La storia che Phyl inizia a scrivere e l’indagine di Swann iniziano a confondersi, mentre sullo sfondo vediamo l’Inghilterra andare allo sbando, verso destra, durante le settimane in cui governò Liz Truss.






