In uno dei testi inclusi nella raccolta Dead and Alive, pubblicata in Inghilterra nel 2025, Zadie Smith riflette sulla differenza tra saggio e narrativa, concludendo che «i saggi sono facili. La narrativa è difficile»; se i primi, osserva, riguardano le opinioni di chi scrive – «tutti hanno opinioni e amano esibirle» – «la narrativa consiste nel prestare attenzione a tutto ciò che non sono io. E questo è molto più difficile».
Eppure, molti dei suoi scritti di nonfiction cercano di sottrarsi proprio a quella dimensione puramente assertiva. Diffidando dei «contenitori» verbali preconfezionati, dove si finisce per plasmare e strutturare «ciò che pensiamo, o ciò che pensiamo di pensare», l’io che prende la parola nei saggi resta mobile, instabile, refrattario: «Sono sia adulta che bambina, sia maschio che femmina, sia nera che scura che bianca, gay ed etero, buffa e tragica, progressista e conservatrice, religiosa e atea, nonché viva e morta».
Sono affermazioni preziose per comprendere il tono e la postura critica delle pagine raccolte in Vivi e morti Incontri. Riflessioni. Ritratti, selezione di saggi dal volume inglese scelti e tradotti da Martina Testa (Sur, pp. 312, € 20,00). La necessità di confrontarsi in prima persona con temi altamente divisivi – dal cambiamento climatico alla pervasività degli algoritmi e dei social media, dalla cultura woke alla discriminazione razziale, dal sionismo alla misoginia, dall’immigrazione al conflitto generazionale – posiziona infatti la scrittura di Smith nel solco di quella che Adam Kelly ha definito «New Sincerity», l’estetica letteraria affermatasi tra gli scrittori statunitensi della generazione post-boomer tra gli anni Novanta e i primi anni Duemila, anche in risposta al predominio dell’ironia postmoderna e del «realismo capitalista». Tuttavia, questa “nuova” sincerità non coincide con una semplice trasparenza emotiva; piuttosto, indica una pratica dialogica fondata sulla fiducia nel lettore e sulla disponibilità a esporsi senza tentare di ridurre la complessità degli argomenti trattati né stemperarne le contraddizioni.









