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Il racconto dei pericoli dell’intelligenza artificiale è popolare almeno quanto quello dell’intelligenza artificiale stessa. Negli anni è stata descritta come una minaccia per l’umanità perché potrebbe causare, a seconda delle diverse prospettive: una svalutazione del valore dell’arte, una riduzione dei posti di lavoro, un’incapacità umana di capire se foto e video sono autentici, e altre situazioni critiche.

Ma tra chi studia l’intelligenza artificiale nessun rischio noto o ignoto sarebbe una ragione valida per smettere di svilupparla, ammesso sia possibile. Non avrebbe senso farlo anche ragionando per assurdo, secondo un gruppo di studiose e studiosi italiani che da anni fanno ricerca in campo internazionale sulle implicazioni e applicazioni dell’AI da prospettive diverse: scienza dei dati, fisica, diritto, etica. A ciascuna e ciascuno di loro il Post ha rivolto questa domanda:

«Puoi fermare ora l’intelligenza artificiale. Sparisce dal mondo per sempre, con tutte le sue evoluzioni. Lo fai?»

Nessuna persona ha risposto «sì, la fermerei»; tutte hanno risposto «non la fermerei», segnalando però la necessità di comprenderla, ripensarla e regolamentarla.