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Nel nuovo filone di inchiesta sull’urbanistica a Milano, che è stato reso noto in questi giorni e in cui è indagato anche il sindaco Giuseppe Sala, una serie di accuse riguardano il progetto del cosiddetto “Pirellino”: un ex palazzo comunale in via Pirelli 39, comprato nel 2019 dalla società di sviluppo immobiliare Coima. Secondo la procura, il progetto di riqualificazione del Pirellino (mai avviato) sarebbe un caso emblematico di come agiva il presunto «sistema» di corruzione e favori messo in piedi da costruttori, funzionari comunali e progettisti per accelerare la concessione di permessi edilizi illeciti e fare speculazione attraverso grandi progetti immobiliari.

Quest’ultimo filone fa parte di una ampia indagine giudiziaria che va avanti da due anni, sulle costruzioni di grossi palazzi fatte passare per ristrutturazioni, e sul modo opaco in cui sarebbero state approvate. In particolare si concentra sul sistema di pressioni e di favori che si sarebbe creato tra alcuni importanti architetti e costruttori, il comune di Milano e la commissione per il paesaggio, un organo comunale che si occupa di approvare i progetti urbanistici. Nei provvedimenti la procura scrive spesso giudizi, parla di «avidità», di «spregiudicatezza», di «asservimento sistemico» verso i costruttori. E ipotizza l’esistenza di «un vorticoso circuito di corruzioni tuttora in corso, che colpisce le istituzioni e ha disgregato ogni controllo pubblico sull’uso del territorio, svilito a merce da saccheggiare». Le accuse insomma sono pesanti, e per dimostrare che tutto questo sia un “sistema” ci vorranno prove consistenti.