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Anche il sindaco Beppe Sala è indagato in una delle circa venti inchieste della procura di Milano sull’urbanistica in città: quella in cui è coinvolto è una nuova indagine, parte di un più ampio filone giudiziario sull’edilizia a cui i magistrati stanno lavorando da quasi due anni. Le inchieste riguardano presunti abusi commessi negli ultimi anni da persone che lavorano nell’amministrazione di Milano, costruttori e progettisti, per autorizzare e accelerare la costruzione di nuovi palazzi. Si sono concentrate in particolare su progetti di costruzione di palazzi di grandi dimensioni, trattati formalmente come ristrutturazioni di edifici molto più piccoli o costruiti all’interno di cortili.
Per questi edifici i progettisti avevano chiesto e ottenuto dal comune una “Scia”, cioè un documento di “segnalazione di inizio attività”, che di solito si usa per interventi minori di manutenzione o restauro e che permette di accelerare le procedure burocratiche. La Scia è infatti una dichiarazione con cui il progettista dice di avere tutti i requisiti necessari per poter avviare il cantiere, e consente di iniziare i lavori senza dover attendere verifiche e controlli preliminari. Una volta presentata si può iniziare a costruire, dopo il comune farà i controlli. Secondo i pubblici ministeri, invece, per i palazzi coinvolti nelle indagini sarebbe servito un permesso di costruire, non una Scia.






