MIRANO - «Hai combattuto e io ti tenevo la mano, hai vissuto e io ti abbracciavo. Ora vai Celeste. Non eri mia e non lo sei mai stata, perchè tu sei un'anima libera, antica, e ormai lontana. Ti amo». Mark Mellendez, nel silenzio attonito di una chiesa di San Nicolò a Mira piena di persone, ha salutato così, per l'ultima volta, la sua piccola Celeste, che sabato scorso è morta dopo mesi di ricoveri in ospedale, a causa di una rarissima malattia cardiaca. A portare in chiesa la piccola bara bianca, accompagnata da dei palloncini, è stato lui stesso, papà Mark, insieme al nonno di Celeste, Massimo. Celeste Mellendez Conte aveva solo due anni.
LO STRAZIO DELLA FAMIGLIA «È stato difficile. Tante notti insonni, non perché non riuscivi a dormire, ma perché sapevi che qualcosa non andava e ce lo dicevi. Tanti giorni con l'affanno, non perchè giocavi tanto ma perchè sapevi che di respiri ne avevi pochi. Io stesso ho visto la tua forza immensa mentre mi scivolavi tra le braccia - l'ha salutata il padre in lacrime . Hai comunque sopportato e cercato di respirare ancora e ancora anche quando avevi il diritto di andartene e di arrenderti. Sapevi che non lo avresti fatto: il tuo obiettivo non era sopravvivere a tutti i costi, non vincere la malattia, diventare grande e compiere imprese. Era di amare ed essere amata». Quella di Celeste è una morte che colpisce duramente. Uno di quei fatti che lasciano senza certezze, senza appigli. Perché «in questo momento di dolore, non ci sono parole umane che possano in qualche modo spiegare, o supplire al dolore e alla sofferenza», come ha detto don Ruggero Gallo, parroco di Zianigo, dove Mark Mellendez e Giada Conte, i genitori di Celeste e della sua sorella maggiore, si erano trasferiti da qualche anno. È stato lui, che solo due settimane fa aveva battezzato la piccola Celeste, a celebrare la messa, insieme a don Gino Cicutto, parroco di Mira, paese d'origine della madre. Una morte che getta un'ombra di dolore su due comunità: ieri al funerale erano presenti anche i due primi cittadini di Mirano e Mira, Tiziano Baggio e Marco Dori.Due comunità che ieri si sono riversate tra i banchi, come in un unico grande abbraccio a una famiglia colpita da un dolore che sembra inguaribile. Mirano inoltre oggi dirà addio a un altro suo piccolo concittadino, Jacopo Sanavia, di soli nove anni, morto anche lui sabato scorso dopo un trapianto di fegato, necessario dopo aver contratto un virus. Sull'altare, ieri, poco era lo spazio, occupato da corone di fiori e omaggi, tra cui si notavano tanti fogli con impresse piccole mani dipinte di blu, il saluto dei compagni di Celeste, del nido l'Aquilone di Mirano. Da quell'altare è arrivato anche l'ultimo saluto della mamma, Giada, affidato alla voce della zia. «Piccola Celeste, è stato un onore che tu ci abbia scelti come genitori. In così poco tempo hai riempito le nostre vite di amore. Sono stati due anni in cui ci hai regalato il tuo amore, i tuoi sorrisi, le tue parole e i tuoi gesti» ha letto la zia, che poi ha continuato con un suo personale messaggio. «Oggi si compie il suo compito, che non è ancora finito, cioè quello di portare amore a tutti. Ed è quello che sta facendo, perché ci sta riunendo. Noi la ringraziamo, perché sta riempiendo tutti di un amore così innocente e così pieno, che nella vita è essenziale. Quindi Celeste, grazie e vola in pace». «La luce che lei portava negli occhi ora deve brillare nei nostri occhi: è questo il motivo, se proprio vogliamo trovare un perché - ha aggiunto un'altra zia -. Perché la sua luce merita di brillare ancora, brillerà lo stesso, abbiamo il compito di farle brillare dentro di noi».






