La Commissione europea propone una nuova tassa sulle grandi aziende. La misura è una delle proposte che hanno suscitato le reazioni più critiche emerse dal budget settenale da duemila miliardi di euro presentato il 16 luglio dalla presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen. La Corporate resource for Europe (Core) prevedrebbe infatti un contributo annuale per tutte le imprese con fatturato netto superiore a 100 milioni di euro che operano nel mercato unico europeo, indipendentemente da dove abbiano la sede legale.La misura, inserita nel quadro finanziario pluriennale 2028-2034 – il bilancio settennale a lungo termine dell'Unione europea – dovrebbe generare circa 6,8 miliardi di euro all'anno e rappresenta una delle cinque nuove risorse proprie ideate dalla Commissione per diversificare le entrate europee senza aumentare i contributi nazionali diretti che ogni stato membro versa alle casse di Bruxelles.Il meccanismo fiscale e le sue implicazioniIl sistema della Core funzionerebbe attraverso contributi forfettari distribuiti su quattro scaglioni fissi di fatturato, secondo una logica progressiva che penalizzerebbe maggiormente le aziende di maggiori dimensioni. Le imprese con ricavi compresi tra 100 e 249 milioni di euro pagherebbero 100mila euro all'anno, quelle con fatturato tra 250 e 499 milioni verserebbero 250mila euro, mentre le società con ricavi tra 500 e 749 milioni pagherebbero 500mila euro. Le aziende con fatturato superiore a 750 milioni di euro dovrebbero invece versare la quota massima di 750mila euro annui.La proposta ufficiale della nuova tassa sulle grandi aziende non distingue tra società europee e multinazionali straniere, applicando il principio che chiunque operi nel mercato europeo deve contribuire al bilancio dell'Unione. Questo significa che una multinazionale americana o cinese con stabili organizzazioni in Europa dovrà pagare la tassa esattamente come un'azienda italiana o tedesca.La necessità impellente è quella di trovare nuove fonti di finanziamento per un'Europa che deve affrontare sfide geopolitiche sempre più costose. Il budget proposto prevede infatti di quintuplicare i fondi per la difesa – passando da circa 2 miliardi a 10 miliardi di euro all'anno – per rispondere alle minacce alla sicurezza europea dopo l'invasione russa dell'Ucraina. Inoltre, l'Unione vorrebbe triplicare i fondi per migrazione e gestione delle frontiere e raddoppiare il budget per la ricerca scientifica e l'innovazione tecnologica nella competizione globale con Stati Uniti e Cina.A rendere ancora più urgente la ricerca di nuove entrate è il servizio del debito contratto durante la pandemia, che complica significativamente l'architettura finanziaria europea. L'Ue ha infatti emesso obbligazioni comuni per 750 miliardi di euro attraverso il programma NextGenerationEU per sostenere la ripresa economica post-Covid, e dal 2028 l'Unione dovrà iniziare a rimborsare questi prestiti, richiedendo tra 25 e 30 miliardi di euro all'anno. Per questo motivo, secondo i piani della Commissione, gli stati membri dovrebbero riscuotere la Core per conto dell’Ue, introducendo le leggi necessarie per garantirne il pagamento e prevedendo sanzioni in caso di mancato versamento. Secondo Bruxelles, questa tassa — insieme ad altri prelievi europei già previsti o in fase di introduzione, come il sistema di scambio delle quote di emissione (Ets), il meccanismo di adeguamento del carbonio alle frontiere (Cbam), le accise sui prodotti del tabacco e un contributo sui rifiuti elettronici non raccolti — dovrebbe coprire una parte significativa dei nuovi impegni finanziari dell’Unione.Le resistenze nazionali e le complessità istituzionaliTuttavia, le reazioni dei governi nazionali alla proposta di tassazione aziendale sono state immediate critiche. Tra i più dubbiosi ci sono in particolare paesi come Paesi Bassi, Irlanda e Lussemburgo, che si oppongono fermamente a questa nuova tassa perché hanno costruito la propria competitività fiscale offrendo alle multinazionali aliquote ridotte e regimi tributari vantaggiosi per attrarre investimenti. Questi stati temono che un'imposizione europea possa scoraggiare la localizzazione delle sedi legali e delle attività economiche nei loro territori, erodendo così un vantaggio competitivo sviluppato attraverso decenni di dumping fiscale, ossia la pratica di utilizzare tasse basse per attrarre investimenti a scapito di altri paesi.Ma anche la Germania ha definito inaccettabile l'intero pacchetto di incrementi del budget europeo, inclusa la nuova imposizione aziendale. Un portavoce della cancelleria tedesca ha sottolineato come sia inappropriato aumentare il carico fiscale mentre tutti gli stati membri stanno implementando politiche di consolidamento fiscale per ridurre i deficit pubblici nei propri bilanci nazionali. La Germania è infatti il principale contributore netto del bilancio europeo e ospita molte delle più grandi corporations che ricadrebbero nell'ambito della Core. Tutte queste opposizioni rendono particolarmente complesso il processo di approvazione della tassa, che richiederebbe l'unanimità dei 27 stati membri nel Consiglio dell'Unione europea, l'istituzione che rappresenta i governi nazionali. Questo significa che basterebbe il veto di un singolo paese per bloccare l'intera proposta.
Una nuova tassa europea sulle grandi aziende
La propone la Commissione europea per finanziare il suo budget colpendo le imprese con fatturato superiore a 100 milioni di euro, ma la proposta ha già trovato l'opposizione dei paesi frugali






