C'è un piccolo fatto che mi ha dato l'impressione di essere davanti alle solite sliding doors del mondo tecnologico. A un bivio che porta da un lato all'euro digitale, dall'altro alle stablecoin del dollaro. Il film che mi sono fatto parte da quelle solite, involontarie coincidenze della cronaca. Finanziaria, in questo caso.Scene da un crypto-moviePrima inquadratura: fanfara negli Stati Uniti, è finita la cosiddetta crypto-week e venerdì 18 luglio il presidente Donald Trump sigla il Genius Act, il provvedimento che liberalizza l'emissione di stablecoin (un tipo di criptovalute) ancorate al dollaro. Se c'è una promessa elettorale che il tycoon ha mantenuto è quella fatta all'industria crypto di rompere gli indugi delle autorità nazionali e semplificare le procedure di sviluppo e diffusione di monete elettroniche.Seconda inquadratura: oltre al Genius Act, tra le mani dei politici di Washington gira un altro fascicolo. È quello di un pacchetto di regole dal nome meno cool: Anti-Cbdc surveillance State Act. Dove Cbdc sta per central bank digital currency (una moneta digitale di banca centrale) e Anti per il divieto che la norma impone alla Federal Reserve di emetterne una. Un dollaro digitale controllato a livello federale. Per ora il dossier ha avuto solo l'ok della Camera, manca quello del Senato. Ma siccome vietare alla Fed di fare da “zecca” del dollaro digitale significa appaltare il lavoro ai privati, l'indirizzo politico della maggioranza repubblicana è che il testo passi. Fuori camera, ma non troppo, c'è la presenza della stessa famiglia Trump nel business crypto, per mezzo della società World Liberty Financial. Che, tra le altre cose, ha emesso una stablecoin ancorata al biglietto verde.Terza inquadratura: Francoforte, sede della Banca centrale europea (Bce). Poche ore prima che Trump firmi il Genius Act, viene pubblicato il terzo rapporto sui progressi nello sviluppo dell'euro digitale. Due cose saltano all'occhio anche ai profani: che la Banca centrale sta scrivendo una bozza di regolamento per l'uso della moneta elettronica e che ha arruolato una settantina di partner, tra istituti finanziari, startup e centri di ricerca, per sperimentare l'uso dell'euro digitale.In che direzione andare?Se questa fosse la trama di un film sulle crypto, saremmo al momento di svolta. Come in Sliding doors. La protagonista salirà sul treno della crypto-liberalizzazione di Trump o rimarrà sulla banchina con il suo euro digitale nel telefonino? Perché se l'Anti-Cbdc Act passerà, ci troveremo davanti a un bivio. L'ennesimo bivio che allontana le due sponde dell'Atlantico, quando si parla di tecnologia. Da un lato il dollaro digitale emesso da privati. Dall'altro l'euro digitale presidiato dalla Bce. Volendo, ci sarebbe persino la terza deviazione. La nostra crypto-Gwyneth Paltrow, dopo aver perso un treno, potrebbe salire su altro a cui si accede già con una moneta digitale. Lo yuan, per esempio, che dal 2022 la Cina sta distribuendo per assicurarsi di guidare la corsa alle monete elettroniche. Ma anche quelle di Bahamas, Nigeria e Giamaica.Verrebbe da dire che siamo alle solite. A tagliarlo con l'accetta, il copione vede come di consueto gli Stati Uniti che innovano affidandosi ai privati, la Cina che riporta tutto sotto la salda presa del governo centrale e l'Europa (o meglio, l'eurozona), che avvia un complesso sistema di regolamentazione e sperimentazione. E in parte questo è vero. La cautela europea, as usual, non è campata in aria. Le monete elettroniche di banca centrale sollevano interrogativi sulla protezione dei dati di chi le usa, sui rischi legati ad attacchi cibernetici e agli impatti sul sistema finanziario, così come lo conosciamo. Una delle ragioni che spingono la destra statunitense a votare un divieto di dollaro digitale by Fed è proprio il timore che le autorità finanziarie possano “sorvegliare” i cittadini.E altrettanta cautela richiede la liberalizzazione degli Stati Uniti. L'affidabilità delle stablecoin richiede che l'aggancio tra una valuta o una commodity e il suo corrispettivo digitale sia reale. Nel caso di quelle legate al dollaro, le piattaforme dovranno dimostrare di avere riserve di biglietti verdi, perché non si finisca per inquinare il mercato con nuova ondata di “carta straccia”.Geopolitica delle monete elettronicheC'è però una partita geopolitica sullo sfondo. Le monete elettroniche di banca centrale possono tagliare in maniera decisiva il costo dei pagamenti transfrontalieri e rappresentare una riserva di valore. Secondo uno studio pubblicato a febbraio dal Fondo monetario internazionale (Fmi) i pagamenti internazionali muovono ogni anno una massa che vale circa 145mila miliardi di dollari. E le cbdc potrebbero tagliarne i costi del 60%. Oggi la parte del leone la fa il dollaro. E questo scenario gli Stati Uniti vorrebbero replicare anche nella dimensione crypto, con una “dollarizzazione digitale” affidata a un esercito di stablecoin.Per la Cina è l'occasione per contendere lo scettro. Se non c'è riuscita con lo renminbi cartaceo, può provarci con quello digitale. Come ricorda un'analisi della Fed, nel 2023 lo yuan ha raggiunto il 2,5% di adozione internazionale sul totale globale, contro il 66% del dollaro e il 23% circa dell'euro. Ma in mondo in cui gli Stati Uniti si stanno mettendo all'angolo da soli e gli investitori riducono l'esposizione sul dollaro a causa della volatilità dell'amministrazione Trump, Pechino gioca la diplomazia dello yuan digitale. Proponendo, per esempio, una piattaforma di scambio multi-valute digitali alla quale hanno aderito, in via preliminare, Honk Kong, Thailandia, Arabia Saudita ed Emirati arabi uniti. Pochi, vero, ma da qualche si dovrà pur partire.Anche per l'Europa è un'occasione. Obiettivo della Banca centrale europea è arrivare a fine anno con cinque gare con le quali affidare lo sviluppo della piattaforma e delle infrastrutture dell'euro digitale. In parallelo viaggerà la revisione del manuale che fissa i requisiti tecnici, le misure di sicurezza e gli standard da adottare. Le sliding doors si sono chiuse. Toccherà vedere il resto del film per sapere per quale moneta digitale ci sarà il lieto fine.
Con euro digitale e stablecoin del dollaro ci troviamo davanti alle solite sliding doors della tecnologia
Mentre festeggiano le liberalizzazioni delle crypto ancorate al dollaro, gli Stati Uniti valutano di vietare alla Fed di emettere monete elettroniche. Quel che invece vuol fare la Banca centrale europea. È la nuova frontiera della geopolitica dell'innovazione









