Il buco dell'ozono è di nuovo a rischio. Se da una parte lo sforzo che stiamo portando avanti da 40 anni per limitare l'uso dei clorofluorocarburi stia funzionando, il rapido aumento dei lanci di razzi potrebbe invece rallentarne il ripristino. A dimostrarlo è uno studio pubblicato sulla rivista npj Climate and Atmospheric Science da un team di ricerca internazionale, guidato dall'Università di Canterbury, secondo cui il problema dell'assottigliamento dello strato di ozono è stato finora sottovalutato, ma potremmo essere ancora in grado di mitigarlo con un'azione coordinata e lungimirante.I razzi e l'atmosferaSebbene l'industria dell'esplorazione spaziale sia sempre più in rapida espansione, offrendoci entusiasmanti opportunità (basta pensare che nel 2019 si sono verificati 97 lanci di razzi, a fronte dei 258 nel 2024), ciò al contempo solleva anche nuove preoccupazioni sull'ambiente: i lanci di razzi e il rientro di detriti spaziali, infatti, rilasciano inquinanti nell'atmosfera, dove possono danneggiare il buco dell'ozono. Nell'atmosfera media e alta, spiega il co-autore Sandro Vattioni, le emissioni dei razzi e dei detriti spaziali in rientro possono permanere fino a 100 volte più a lungo rispetto alle emissioni di origine terrestre, a causa dell'assenza dei processi di rimozione. Inoltre, sebbene la maggior parte dei lanci avvenga nell'emisfero settentrionale, la circolazione atmosferica diffonde questi inquinanti a livello globale.La ricerca sugli effetti di queste emissioni sullo strato di ozono è cominciata ben 30 anni fa, ma per lungo tempo sono stati considerati di scarsa entità. Per comprendere meglio gli effetti a lungo termine dell'aumento delle emissioni dei razzi, i ricercatori si sono serviti di un innovativo modello climatico per simulare l'impatto delle emissioni dei razzi previste sullo strato di ozono entro il 2030. Ipotizzando uno scenario di crescita con 2.040 lanci annuali nel 2030 (circa 8 volte quelli nel 2024), lo spessore medio globale diminuirebbe di quasi lo 0,3%, con riduzioni stagionali fino al 4% sull'Antartide, dove il buco dell'ozono si forma ancora ogni primavera. Oggi, infatti, il buco dell'ozono si sta ancora riprendendo, anche se lo spessore dello strato di ozono globale è ancora di circa il 2% inferiore ai livelli preindustriali e non si prevede un recupero completo prima del 2066. “I nostri risultati indicano che le emissioni dei razzi, attualmente non regolamentate, potrebbero ritardare questo recupero di anni o decenni, a seconda della crescita dell'industria missilistica”, ha commentato Vattioni.Un'azione coordinataI principali fattori che contribuiscono all'assottigliamento dello strato di ozono dovuto alle emissioni dei razzi sono il cloro gassoso e le particelle di fuliggine. Il cloro, infatti, distrugge le molecole di ozono, mentre le particelle di fuliggine riscaldano l'atmosfera, accelerando le reazioni chimiche che riducono lo strato di ozono. Attualmente, come ricorda l'esperto, gli unici sistemi di propulsione che hanno un effetto trascurabile sullo strato di ozono sono quelli che utilizzano combustibili criogenici come l'ossigeno liquido e l'idrogeno, ma solo il 6% dei lanci di razzi utilizza attualmente questa tecnologia. Inoltre, lo studio ha considerato solo le emissioni rilasciate dai razzi durante l'ascesa nello Spazio, trascurando quindi il fatto che maggior parte dei satelliti in orbita terrestre bassa rientra nell'atmosfera al termine della propria vita operativa, bruciando e generando ulteriori inquinanti. “Dal nostro punto di vista, è chiaro che con l'aumento delle costellazioni satellitari, le emissioni da rientro diventeranno più frequenti e l'impatto totale sullo strato di ozono sarà probabilmente ancora maggiore rispetto alle stime attuali”, ha commentato Vattioni, concludendo che monitorare le emissioni dei razzi, ridurre al minimo l'uso di carburanti che producono cloro e fuliggine, promuovere sistemi di propulsione alternativi e attuare le normative necessarie e appropriate sono tutti elementi chiave per garantire che il buco dell'ozono continui il suo recupero.
Troppi lanci di razzi rischiano di compromettere il ripristino del buco dell'ozono
Il progresso nel settore potrebbe avere importanti effetti sull'ambiente, come rallentare il ripristino dello strato assottigliato






