Donald Trump ha apposto la sua firma sul Genius Act venerdì 18 luglio, aprendo ufficialmente le porte delle stablecoin nel sistema finanziario americano. La legge, già approvata dal Congresso, modifica radicalmente lo status di queste particolari criptovalute ancorate al dollaro, consentendo loro di diventare strumenti di pagamento equiparabili a bonifici e carte di credito negli Stati Uniti. Il provvedimento, acronimo di Guiding and establishing national innovation for US stablecoins act, si inserisce in un contesto di crescente interesse del presidente per il settore delle criptovalute, un mercato che ha recentemente raggiunto il valore record di 4.000 miliardi di dollari e con Bitcoin ai massimi storici, alimentato anche dalle aspettative di ulteriori normative favorevoli attualmente in discussione al Congresso.Cosa sono le stablecoinLe stablecoin rappresentano un particolare tipo di criptovaluta il cui valore è ancorato a quello di un'altra valuta o materia prima. La stragrande maggioranza di esse è legata al dollaro americano con un rapporto di 1:1, come nel caso di Tether, la stablecoin più diffusa al mondo. Secondo quanto previsto dal Genius Act, le società emittenti dovranno mantenere riserve equivalenti al valore delle stablecoin emesse, sotto forma di dollari fisici o titoli di stato americani. Questa caratteristica le differenzia nettamente dalle criptovalute tradizionali come Bitcoin, rendendole molto meno volatili e quindi più adatte a fungere da mezzo di pagamento. Secondo i sostenitori della legge, l'ingresso delle stablecoin nei circuiti ufficiali porterà a una significativa riduzione delle commissioni di transazione e a maggiore efficienza nei trasferimenti di denaro.La normativa consente l'emissione di stablecoin non solo a banche e intermediari finanziari tradizionali, ma anche a società di altro tipo, prefigurando un possibile scenario in cui aziende come Amazon o Google potrebbero lanciare le proprie valute digitali. La legge distingue inoltre tra emittenti piccoli (con meno di 10 miliardi di dollari in circolazione), che saranno soggetti alle normative dei singoli stati, ed emittenti maggiori, che ricadranno sotto la giurisdizione federale.Le stablecoin più riccheSecondo i dati di CoinMarketCap, esistono già oltre 150 stablecoin diverse, ma le cinque principali rappresentano oltre il 90% dell'intero mercato. Sul podio troviamo innanzitutto Tether, il gigante indiscusso con una capitalizzazione di ben 125 miliardi di dollari, che ha per presidente Giancarlo Devasini e come ad Paolo Ardoino.Tether è seguito da USD Coin con 35 miliardi. Quest'ultima, nata nel 2018 dalla collaborazione tra i due colossi americani Circle e Coinbase, ha costruito la sua reputazione sull'assoluta trasparenza: ogni token in circolazione è garantito da un dollaro effettivamente depositato e verificabile. Al terzo posto troviamo Binance USD, emanazione diretta del più grande exchange di criptovalute al mondo, la cui espansione è stata però bruscamente interrotta nel febbraio 2023, quando le autorità statunitensi hanno imposto lo stop all'emissione di nuove unità.Caso unico nel panorama è Dai, che rappresenta un esperimento di ingegneria finanziaria: anziché appoggiarsi a riserve di valuta tradizionale, mantiene la sua stabilità attraverso un sofisticato algoritmo che gestisce automaticamente garanzie in altre criptovalute, senza alcuna supervisione umana. A chiudere la classifica delle maggiori stablecoin c'è TrueUSD, che ha elevato la trasparenza a sistema: attraverso una piattaforma online accessibile a tutti, consente la verifica in tempo reale dell'effettiva esistenza dei dollari che sostengono ogni singolo token emesso.I rischi concreti e le criticità del Genius actIl futuro delle stablecoin dipenderà in larga parte dalla loro accettazione da parte dei consumatori, ma già oggi gli analisti mettono in guardia sui potenziali rischi legati alla legge firmata da Donald Trump. Con l’entrata in vigore del Genius Act, il mercato potrebbe assistere a un boom di nuove stablecoin, emesse da banche locali o grandi catene commerciali pronte a introdurre le proprie valute digitali. Questo scenario rischia però di generare una pericolosa frammentazione monetaria: la circolazione di centinaia di stablecoin diverse, emesse da soggetti con livelli di solidità e trasparenza differenti e soggette a regolamentazioni statali non uniformi, potrebbe creare un sistema caotico e poco affidabile per i consumatori. Secondo un report di Brookings institution, questa proliferazione di monete digitali private mina uno dei fondamenti essenziali di un sistema monetario efficiente: l'universalità e la riconoscibilità immediata del mezzo di scambio.Gli analisti di Bloomberg hanno evidenziato un rischio sistemico ancora più allarmante per l'economia globale. Il meccanismo di funzionamento delle stablecoin si basa su un principio semplice: ogni token digitale deve essere garantito da riserve equivalenti in dollari o titoli di Stato americani. Questo significa che le società emittenti diventeranno rapidamente tra i maggiori detentori di treasury bonds al mondo. Il problema è che, in caso di fallimento di un grande emittente – scenario tutt'altro che improbabile nel volatile mondo delle criptovalute – si verificherebbe una vendita improvvisa e massiccia di questi titoli, causando un crollo del loro valore e un conseguente aumento dei tassi d'interesse, con potenziali effetti a catena sull'intero sistema finanziario.Questa vulnerabilità strutturale richiama alla memoria la Free banking era degli anni 1830, quando negli Stati Uniti circolavano decine di valute emesse da banche private senza una supervisione centrale adeguata. Quel periodo si concluse con numerosi fallimenti bancari e una profonda crisi finanziaria.