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Ultimo aggiornamento: 10:55 del 21 Luglio

Bisogna essere a Palermo, bisogna scendere in piazza, bisogna gridare. Questo ora, subito. Ma poi bisogna studiare, bisogna organizzarsi, bisogna crescere. Non per il 19 luglio, ma per tutti gli altri trecentosessantaquattro. Son tutti giorni di Borsellino, nessuno escluso, ciascuno più di quelli precedenti. E questo per i prossimi due o cinque o dieci anni. Fra dieci anni tu ne avrai trenta: o nel fosso o al governo, comunque decisore civile, generazione decisiva: “egemone”, diceva Gramsci (e gli anni vanno su molto in fretta, credete a chi c’è passato).

Il vostro strumento fondamentale non è la fisicità o la barricata (che a volte servono). E’ la comunicazione civile: nel mio arcaico linguaggio, il “giornalismo”. Che non è più giornalismo, ma lo è più di prima; e non per tecnologie o per denari (là ci battono gli stregoni) ma per concezione profonda, attualissima, popolare.E‘ il giornalismo del popolo, cioè di Pippo Fava. E qui non è più lingua arcaica, bensì anticipatrice e concreta. Da studiare.

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