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Ultimo aggiornamento: 14:28

Lo “spazza-neve” Caselli torna in Antimafia e finisce il lavoro: sgombrato completamente il campo dalla falsa valanga di “mafia-appalti”, resta linda ed evidente la chiave per comprendere la strage di Via D’Amelio e cioè l’agenda rossa di Paolo Borsellino. Il furto dell’agenda rossa si può dire che sia stato il fine stesso della strage e il furto non l’ha fatto Cosa Nostra.

Possibile che la repentina decisione di Riina, assunta tra fine giugno e i primi di luglio, di abbandonare il progetto di assassinare Mannino e di mettere nel mirino con urgenza Paolo Borsellino sia stata presa per impedirgli di lavorare su mafia-appalti (tesi cara a Mori-De Donno-Trizzino-Colosimo)?

Niente affatto: non c’è un solo elemento che induca a pensare che Borsellino considerasse una priorità quel rapporto, né che fosse preoccupato per un suo insabbiamento (inesistente), né che fosse tenuto all’oscuro di quanto si stesse facendo su di esso (partecipava alle riunioni di coordinamento nelle quali veniva fatto il punto sulle indagini in corso). E allora?