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Ultimo aggiornamento: 9:02 del 12 Luglio

1989, Salua Hamaza nasce a Bologna. A scuola un’insegnante di scienze riconosce la sua passione per il mondo intorno a lei. Si laurea all’Alma Mater in Ingegneria Meccanica. 2013, Salua lascia l’Italia. Tra l’Olanda e l’Inghilterra diventa ricercatrice. È la prima donna a classificarsi per il miglior dottorato di ricerca in Robotica in Inghilterra. 2025, Salua oggi guida un laboratorio internazionale di robotica aerea a Delft. Lavora con i droni che interagiscono con l’ambiente e che hanno applicazioni nella biologia. Non tornerà a Bologna. “È un circolo vizioso: in Italia ci sono meno fondi e meno laboratori – spiega a Ilfattoquotidiano.it – e di conseguenza arrivano meno finanziamenti”. Il rischio, secondo la ricercatrice, è che così si resti indietro: “Per sperimentare con i droni servono infrastrutture specifiche. L’Olanda e il nord Europa offrono tutto questo, e un domani venderanno i brevetti a chi non ha fatto altrettanto”.

I droni di cui si occupa Salua sono “bio inspired”. Si tratta di velivoli senza pilota che si ispirano alla natura per le loro caratteristiche, design o funzionalità. Questo significa che per migliorare le proprie prestazioni prendono spunto da organismi viventi, vegetali e animali. Come i roditori: uno degli ultimi lavori, infatti, si ispira al sistema tattile dei topi. A rendere i droni particolarmente avanzati sono proprio dei meccanismi dotati di sensori. Questi “robot” non si limitano infatti a spostarsi in volo: interagiscono fisicamente con l’ambiente, toccano gli oggetti, traggono informazioni. E sono utili per il monitoraggio ambientale, le ricerche biologiche e le applicazioni nei settori dell’energia. “Ciò che vorrei si sapesse è che esistono vari tipi di droni. Quelli di cui ci occupiamo noi aiutano l’agricoltura di precisione, il monitoraggio ambientale, la conservazione della natura e della biodiversità. Si parla sempre degli utilizzi bellici, e si dimentica chi come me fa ricerca con solo fini positivi”.