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Ultimo aggiornamento: 11:58

In una delle aule del Polo B di ingegneria dell’università di Pisa, poco distante dal soffitto, campeggia ancora un graffito, retaggio del ’68. Raffigura un ingegnere malconcio con la saccoccia in spalla e con sopra scritto ‘Vieni a Ingegneria, diventerai un tecnico e girerai il mondo’. “Beh, quella frase fin dal primo giorno mi era rimasta impressa e da lì il mio obiettivo è stato raggiungere quel traguardo”. Dopo quasi dieci anni passati all’estero, oggi Dario Maesano, 36 anni, vive e lavora in Olanda, ma sogna l’Italia. “A volte devi andare via dall’Italia per apprezzarla davvero”.

Fin da piccolo Dario ha sempre cercato una certa indipendenza. Dal suo paese vicino Soverato, in Calabria, a 19 anni si è trasferito a Pisa per studiare ingegneria. Per un breve periodo, subito dopo la laurea, ha vissuto in Inghilterra, ma dopo mesi di ricerca e senza molte opportunità, “come molti italiani”, era pronto a fare qualsiasi lavoro.

È la notte del referendum sulla Brexit quando Dario rientra in auto, a casa, in Italia. I risultati sono ancora in bilico. “Arrivai la mattina presto e il Leave aveva vinto. Mi rattristò molto”, ricorda. Il giovane ingegnere comincia così a mandare curriculum in Italia, “anche se non avevo grosse speranze, sentivo troppi colleghi che, una volta laureati, venivano maltrattati o miseramente pagati”. Pochi giorni dopo, però, arriva la notizia di un colloquio per un lavoro a Ryad, in Arabia Saudita, con una rinomata azienda di costruzioni italiana.