Sempre in cerca di una “visibilità” che disegno, pittura e scultura mantengono inalterata, la tecnica della terracotta invetriata si affermò dal 1440 in poi grazie al fiorentino Luca Della Robbia, primo di una genealogia di artisti che ancora oggi continua a sbalordire il mondo dell’arte con creazioni – universalmente note come “robbiane”, affascinanti nella loro originalità e lucentezza – che talvolta risultano inedite, nonostante siano trascorsi cinque o sei secoli dalla loro realizzazione. Questo genere di tecnica prevedeva la creazione di un rilievo di terracotta che veniva poi rivestito con della ceramica policroma e lucente, simile a quello della maiolica, ma più sofisticato. Se a Luca Della Robbia (inizialmente uno scultore) si deve l’invenzione della tecnica, è suo nipote Andrea Della Robbia (molto più legato alla pittura) il vero responsabile della diffusione del successo della terracotta invetriata. E dal momento che il 4 agosto saranno trascorsi esattamente 500 anni dalla morte di Della Robbia (nipote), c’era da aspettarsi fior di iniziative, soprattutto nella natia Firenze.

Ma siccome nemo propheta in patria, per celebrare degnamente lui e la sua arte, allo stato attuale è nota solo un’iniziativa in programma il 13 agosto a Santa Fiora, borgo di meno di 3mila anime sul versante maremmano del Monte Amiata, nella cui Pieve delle Sante Flora e Lucilla è conservato il trittico con l’Incoronazione della Vergine, le Stimmate di San Francesco e San Girolamo penitente, opere realizzate intorno al 1464 e che rappresentano l’avvio dell’attività artistica da “solista” di Andrea Della Robbia.