Il carisma di Francesco e il genio di Giotto: un "incontro" che fu una rivoluzione, la nascita dell'arte moderna.
Il passaggio da un linguaggio forbito e stilizzato, in debito con la tradizione bizantina, alla rivoluzione figurativa ha infatti come protagonista principale Giotto di Bondone che, intorno al 1290, irrompe nel cantiere della chiesa superiore della Basilica di San Francesco ad Assisi, dove papa Niccolò IV aveva dato inizio a una stagione di fervore decorativo senza precedenti, per dotare l'edificio di un'ornamentazione adeguata al ruolo di scrigno delle spoglie dell'alter Christus.
Quell'incontro, avvenuto quando Giotto era ancora giovanissimo, è il punto di partenza da cui l'Umbria celebra l'ottavo centenario della morte di san Francesco d'Assisi, organizzando un grande evento espositivo, in programma dal 14 marzo al 14 giugno 2026 alla Galleria Nazionale dell'Umbria a Perugia.
La mostra, a cui è stata anche conferita la medaglia del Presidente della Repubblica, si chiama 'Giotto e San Francesco Una rivoluzione nell'Umbria del Trecento' ma racconta anche l'arrivo ad Assisi di altre due presenze clamorose, sul calare del secondo decennio del Trecento: Simone Martini e Pietro Lorenzetti, che dalla loro Siena portano l'eleganza più rarefatta e la passione più travolgente. Al pari di Giotto, sono loro gli attori principali della rassegna, con opere eseguite negli anni in cui furono attivi nella Basilica di San Francesco, come la Madonna col Bambino dell'Opera del Duomo di Orvieto, paradigma della raffinatezza senza pari di Simone Martini, o la Madonna di Monticchiello di Pietro Lorenzetti, dalla Pinacoteca di Pienza.






