Genio visionario e maestro del surrealismo, Salvador Dalì nutriva una profonda ammirazione per alcuni protagonisti del Rinascimento e del Seicento, da Raffaello a Velazquez e Vermeer, nonché una fascinazione non scevra da una forma di competizione per Picasso.

È la falsariga delle influenze che hanno attraversato l'opera del pittore di Figueres e che oggi emergono dalla mostra 'Dalì. Rivoluzione e Tradizione' al via il 17 ottobre a Palazzo Cipolla - Museo del Corso a Roma.

Oltre sessanta opere tra dipinti, disegni, documenti corredati da materiali audiovisivi ricostruiscono l'universo del pittore catalano, classe 1904, nella mostra promossa dalla Fondazione Roma con la Fundaciò Gala-Salvador Dalì e con il patrocinio dell'Ambasciata di Spagna, visibile al pubblico fino al primo febbraio 2026. Le opere provengono dalla Fondazione Gala-Salvador Dalí, voluta dall'artista scomparso nel 1989, che ha collaborato al progetto con un nucleo di opere raramente esposte, in arrivo anche da alcuni dei più importanti musei internazionali e italiani tra cui il Museu Picasso di Barcellona e le Gallerie degli Uffizi di Firenze che hanno dato in prestito l'autoritratto di Raffaello Sanzio. Dalì era un grande cultore del maestro dell'Alto Rinascimento, anche se (come spiega in uno dei documenti audiovisivi della mostra) diceva candidamente che anche se gli sarebbe piaciuto vivere nel '500 in questa epoca moderna e "all'insegna della mediocrità" il suo genio brillava maggiormente.