Quale momento migliore per lamentarsi se non nel ritmo lento del cuore dell’estate? E cosa c’è di meglio di farlo tutti insieme? Torna dal primo agosto a Soveria Mannelli – piccolo paesino in provincia di Catanzaro – il Festival del Lamento, arrivato alla terza edizione. Un rito collettivo, una festa di comunità, una rassegna culturale che esalta

e irride il lamento e ci costruisce attorno un palinsesto di eventi che richiama da ogni parte d’Italia giornalisti, scrittori, musicisti, artisti e attivisti. Tra le personalità con cui condividere il lamento la giornalista di Internazionale Annalisa Camilli e il poeta e paesologo Franco Arminio. Il Festival del Lamento gioca e riflette su una tipica abitudine calabrese – che in realtà appartiene a tutti gli esseri umani – trasformando i lamenti individuali in un’esperienza collettiva attraverso la condivisione pubblica e il coinvolgimento degli abitanti.

Spa-tur-nà-ti è il tema che Deda, Associazione di promozione sociale che organizza il Festival, ha scelto per il 2025: un aggettivo dialettale derivante dal latino – sine patre nati – che significa orfani, senza patria, per estensione, dannati. “Capita di sentirsi spaturnàti, a queste latitudini” dice Gaetano Moraca, ideatore del Festival. “Di sentirsi figli di nessuno, dimenticati da chi dovrebbe occuparsi di noi. E così, a queste latitudini, abbiamo spesso iniziato a credere di essere dannati, di non meritarci niente, e abbiamo preso a viaggiare e a muoverci per dimostrare di valere qualcosa. Finendo per sentirci senza casa, senza patria, in posti lontani”. Attorno a questo tema ruoteranno gli incontri del Festival del Lamento 2025, scanditi in tre momenti fissi che trasformano il Festival in un grande rito collettivo, antichissimo ma ancora attuale.