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23 LUGLIO 2025
Ultimo aggiornamento: 9:37
La famiglia del fotoreporter Andrea Rocchelli, ucciso il 24 maggio 2014 nella località di Sloviansk, nel Donbass, all’età di 30 anni da un attacco di artiglieria pesante e leggera proveniente dall’esercito ucraino, ha rivolto un nuovo appello al governo italiano affinché “questo disimpegno politico che da 11 anni contraddistingue la nostra richiesta di giustizia possa terminare”. La lettera, a firma dei genitori di Andrea, Elisa Signori e Rino Rocchelli, e della sorella Lucia Rocchelli, è stata inviata lo scorso 8 luglio al ministero degli Affari Esteri – con una nota formale a corredo – in vista della Conferenza per la ricostruzione dell’Ucraina tenutasi a Roma un paio di giorni dopo, sperando che l’appuntamento potesse essere l’occasione per “far valere un improrogabile istanza di giustizia”. Ma dal governo continua ad arrivare solo silenzio.
I familiari hanno quindi chiesto alle autorità italiane il “rilancio di questa vicenda, trascurata da sempre in sede politica”. Proprio mentre si parla di Kiev “non va dimenticata una vicenda che tocca le responsabilità delle forze armate ucraine e che ha visto dalle autorità ucraine risposte solo propagandistiche e autoassolutorie”. Ma neppure la cornice romana è bastata perché le autorità italiane affrontassero lo scomodo dossier con i rappresentanti di Kiev. E il silenzio di Palazzo Chigi conferma il “cono d’ombra” in cui è entrato il caso Rocchelli dopo l’inizio della guerra russo-ucraina, laddove “l’emergenza bellica ha polarizzato le posizioni ed esigere giustizia per quel duplice omicidio pare inopportuno”.






