ROMA – In un periodo storico segnato da instabilità geopolitica, inflazione persistente e performance altalenanti dei mercati finanziari tradizionali, cresce in Italia – e non solo – un fenomeno che fino a pochi anni fa sembrava riservato a collezionisti ed enofili: l'investimento in vino di pregio.
Non si tratta solo di passione o cultura enologica.
Il vino di lusso da collezione sta emergendo come una vera e propria asset class, decorrelata dai mercati azionari e con caratteristiche uniche: tangibilità, scarsità crescente nel tempo, domanda superiore all'offerta e – per i privati italiani – assenza di tassazione sulle plusvalenze.
Secondo i dati del Liv-ex Fine Wine 1000, principale indice globale del settore, il rendimento medio annuo dei vini pregiati ha oscillato negli ultimi anni intorno al 15%, superando spesso la performance dell'oro, degli ETF e perfino del mattone tradizionale.
"Ogni bottiglia stappata è una bottiglia in meno sul mercato. Questo rende il vino l'unico asset al mondo la cui offerta diminuisce fisiologicamente col tempo e la domanda continua a salire", osserva Fausto Moccia, cultore del vino di pregio e creatore del modello TWC – The Wine Caveau, realtà italiana che ha intercettato questo trend trasformandolo in un modello di business scalabile.






