Ancora un colpo di scena.
La Consob congela di nuovo per altri 30 giorni l'ops di Unicredit su Banco Bpm ma non basta. Andrea Orcel, con il consiglio di amministrazione, decide di ritirare l'offerta perché la condizione relativa all'autorizzazione golden power non è soddisfatta. In una manciata di ore cambia così la prospettiva di una delle operazioni più travagliate degli ultimi anni su cui non c'è all'orizzonte tantomeno l'ipotesi di un rilancio. "La mia responsabilità principale è di agire nel migliore interesse di Unicredit e dei nostri azionisti.
La continua incertezza sull'applicazione delle prescrizioni del Golden Power non giova a nessuno dei due. Abbiamo quindi deciso di ritirare la nostra offerta", sottolinea Orcel che non ha mai nascosto la possibilità di fare un passo indietro se l'architrave su chi reggeva l'offerta fosse venuto meno. Il processo di offerta è stato influenzato dalla clausola di Golden Power, insistentemente invocata dai vertici di Bpm, sottolineano dal gruppo di Piazza Gea Aulenti. Questo ha impedito a Unicredit "di dialogare" con gli azionisti di Piazza Meda nel modo in cui un normale processo di offerta avrebbe consentito.
Secondo Unicredit i vertici di Bpm hanno dunque privato i propri azionisti del dialogo che normalmente avviene durante un periodo di offerta per comprendere il valore creato dalla combinazione e determinare le condizioni che sarebbero state accettabili per andare avanti. A questo punto Unicredit (piatta a 58 euro a Piazza Affari) spiega che pur accogliendo con favore i significativi progressi compiuti con il Tar, la Dg Comp dell'Unione Europea e il governo italiano, i tempi per una risoluzione definitiva della questione golden power vanno ben oltre la scadenza dell'offerta e anche di quella della sospensione decisa dalla Consob. Da qui la decisione del ritiro.







