Da un lato la futura scommessa, attraverso l’M&A, sul Nord America. Dall’altro la spinta, grazie soprattutto alla leva delle partnership, all’integrazione delle filiere alimentari. Il tutto con il continuo focus su prodotti di qualità e a valore aggiunto. Sono tra le priorità di Orsero -1,43%
a sostegno del business. Già, il business. La multinazionale italiana, di cui la Lettera al Risparmiatore ha incontrato i vertici aziendali, ad oggi ha l’Europa quale centro dell’attività (357,2 milioni di giro d’affari nel primo trimestre del 2025). I ricavi - ben più limitati (22,4 milioni) - al di fuori del Vecchio continente si legano al Messico (produzione/export di avocado) e Costa Rica (supporto all’import di banane ed ananas).
La scommessa Nord America
Ebbene: la situazione è destinata - in parte - a cambiare. Il gruppo punta a definire una presenza diretta in Nord America. L’obiettivo è da concretizzarsi attraverso la crescita per linee esterne. Diversi sono i dossier sul tavolo, con l’identikit del potenziale target contraddistinto da alcune caratteristiche di massima. Dapprima il fatturato: qui l’idea è di aggirarsi nell’area dei 200 milioni di dollari. L’attività di distribuzione - bilanciata tra Gdo e mercati all’ingrosso - dovrà poi, rispetto alle tipologie merceologiche, essere ben diversificata. Ma con una particolare attenzione a prodotti a valore aggiunto e che non siano già nel “catalogo” aziendale. In tal senso è da escludere una realtà, ad esempio, che sia sbilanciata sull’avocado (che Orsero esporta dal Messico verso gli Usa). Inoltre sono scartati i turnaround. Anzi! Il gruppo italiano punta ad un’operazione accrescitiva sul fronte dell’Ebitda margin. Infine: la tempistica. Qui Orsero dà nessuna indicazione. Ciononostante - visto il momento propizio per operazioni strategiche e industriali in scia alla debolezza della concorrenza da parte del private equity - non è da escludere -nel momento in cui si presentassero le giuste condizioni - una mossa nello stesso 2025. Ma non è solamente questione di maggiore articolazione internazionale. Altra priorità, per l’appunto, è l’incremento nell’integrazione delle filiere produttive. Un esempio, in tal senso, è la recente partnership tra Hermanos Fernández Lopez – società spagnola del gruppo– e la Cooperativas Unidas de la Palma (“Cupalma”) nell’ambito del platano canario. L’accordo, da una parte, consente ai produttori di Cupalma di avere a disposizione l’infrastruttura spagnola di Orsero (dalla maturazione alla distribuzione); e, dall’altra, permette alla stessa Orsero - unitamente al consolidamento dei rapporti commerciali - di avere un più elevato controllo sul prodotto e, quindi, di continuare lungo la strada dell’offerta a valore aggiunto. La singola recente operazione, è la plastica dimostrazione dell’obiettivo d’incrementare il giro d’affari generato da simili contesti. Ad oggi, i ricavi riconducibili ad una più alta integrazione nella filiera produttiva sono circa il 40% del totale. L’obiettivo? Arrivare - in un ambito ideale - intorno al 70% delle vendite consolidate. Il restante 30% - oggetto dell’attività cosiddetta di trading - è, invece, considerata la soglia minima necessaria al fine di mantenere la sufficiente flessibilità al business di fronte alla continua volatilità del mercato.







