Un fenomeno che era già in atto da tempo ma che il Covid ha accentuato è lo sviluppo di un mercato che si potrebbe definire delle «seconde prime case»: appartamenti che gli abitanti delle grandi città acquistano in località che garantiscono un’elevata qualità della vita, servizi paragonabili a quelli della città ma con prezzi immobiliari inferiori e che pur essendo non lontane dal luogo di lavoro (meglio ancora se si può operare in smart working) consentono di trasferirsi per lunghi periodi dell’anno e non solo per i weekend o per le ferie e che consentano spostamenti con la residenza principale in breve tempo, soprattutto se si possono scegliere il treno e gli orari non di punta in auto.
I milanesi e le «seconde prime case» sul Lago Maggiore: «Rispetto a Como c’è più possibilità di scelta sul livello medio»
Il fenomeno: appartamenti che gli abitanti delle grandi città acquistano in località che garantiscono un’elevata qualità della vita, servizi paragonabili a quelli della città ma con prezzi immobiliari inferiori







