Volano, attraversano le piste, si infilano nei carrelli e nei motori. Quando un animale incrocia la rotta di un aereo, l’impatto può essere devastante. Si chiamano wildlife strike e sono una minaccia reale per la sicurezza aerea. Nel 2024, in Italia, se ne sono contati 2.618, con un aumento dell’8,36% rispetto all’anno precedente. Ma c’è un altro dato che preoccupa: in oltre il 56% dei casi non si sa nemmeno quale specie sia coinvolta. E se non si conosce il “nemico”, è impossibile prevenirlo. Per cambiare rotta, entra in azione la scienza. A Torino nasce il primo laboratorio italiano specializzato nell’identificazione dei resti animali dopo impatti con velivoli. Un progetto targato Enac e Università di Torino, che promette di rivoluzionare il modo in cui si affrontano questi scontri invisibili ma pericolosi.

Un impatto che può mettere a terra

Non tutti gli impatti sono uguali. Quando si parla di bird strike ci si riferisce a collisioni tra aerei e volatili, spesso in fase di decollo o atterraggio. È il caso, per esempio, del tragico incidente del 2023 a Caselle della Freccia Tricolore. Più in generale, però, il termine corretto è wildlife strike, che comprende anche scontri con altri animali selvatici come pipistrelli, volpi, lepri e perfino tassi, che possono attraversare le piste in modo imprevedibile. In entrambi i casi, il rischio per la sicurezza è elevato: danni ai motori, perdite strutturali, atterraggi d’emergenza. Ma il vero limite nella prevenzione è spesso un altro: non sapere con certezza quale specie ha causato l’impatto. “La conoscenza precisa delle specie coinvolte negli impatti è fondamentale per elaborare misure di controllo efficaci e specifiche”, spiega Claudio Eminente, direttore Enac e presidente del Bird Strike Committee Italy. “Serve un salto qualitativo nella nostra capacità di prevenzione e mitigazione del rischio”.