di
Giusi Fasano
Ieri le arringhe: lunedì la sentenza. Lo scontro in aula
DALLA NOSTRA INVIATATEMPIO PAUSANIA - «E veniamo al profilo della ragazza...».Nell’aula si impone il ronzio fastidioso dell’aria condizionata ma la voce dell’avvocato Enrico Grillo arriva chiara mentre traccia, appunto, il profilo di Silvia. «Siamo di fronte a qualcosa di molto complesso che va analizzato con un grande approfondimento e forse non in un’aula di tribunale», è convinto. E insiste: «Voglio dire: le trascrizioni di alcuni audio le ho rilette per mesi perché avevo l’impressione che non fossero della stessa persona, e parlo di cose dette lo stesso giorno, a due ore di distanza. Abbiamo di fronte una persona che ha, e che prova, un forte disagio, magari anche compatibile con la sua età e il suo vissuto». Altro passaggio: «Nessun comportamento corporeo della ragazza, nei video, mi fa pensare a una sua minorata difesa fisica o psicologica. E questo è incompatibile con lo stato di blackout lamentato». Ancora: «Alcuni degli elementi che abbiamo fanno veramente a pugni con il fatto che questa ragazza abbia subito traumi di quella portata».
La denunciaI «traumi di quella portata», lo ricordiamo, riguardano lo stupro di gruppo che Silvia ha denunciato di aver subito a luglio del 2019 in Costa Smeralda. A sei anni di distanza, il tribunale di Tempio Pausania è a un passo dalla sentenza di primo grado, prevista con ragionevole certezza per lunedì prossimo. E in questa fase la parola tocca ai difensori degli accusati. Lui, Enrico Grillo, difende (con Andrea Vernazza) suo cugino Ciro, il figlio di suo zio Beppe, fondatore del Movimento Cinque Stelle. Ciro è imputato assieme ai suoi amici Edoardo Capitta, Francesco Corsiglia e Vittorio Lauria, e come tutti gli altri ha sempre sostenuto la tesi del consenso della ragazza. Ma sostenere il consenso significa una cosa sola: demolire il racconto e la credibilità di lei.










