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Giovedì il Parlamento Europeo ha bocciato la mozione di sfiducia nei confronti della Commissione Europea e della sua presidente Ursula von der Leyen. Era ampiamente previsto che non venisse approvata: serviva infatti una maggioranza di due terzi (quindi almeno 480 europarlamentari su 719) che non c’era e prima del voto si era diviso anche il gruppo di destra che l’aveva presentata, i Conservatori e Riformisti (ECR). Alla fine, su 553 europarlamentari presenti, 360 hanno votato contro, 175 a favore e solo 18 si sono astenuti.
L’esito della votazione (EBS)
Il voto aveva comunque un grosso valore politico, perché aveva portato allo scoperto le tensioni nella maggioranza europeista che aveva consentito la rielezione di von der Leyen e che è delusa da alcune decisioni del suo gruppo, il Partito Popolare Europeo (PPE, di centrodestra). Durante la votazione, peraltro, von der Leyen non era in aula a Strasburgo, ma a Roma per la conferenza sulla ripresa dell’Ucraina, organizzata dal governo italiano. Ha ringraziato con un messaggio sui social presentandola come una vittoria contro «le forze esterne che provano a destabilizzarci e dividerci».
Come ci siamo arrivati














