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Ultimo aggiornamento: 8:07 del 9 Luglio
“Le anime dei morti vagano sulle cime degli alberi”. Quasi duemila anni fa, Barate osservava le fronde di qualche castagno, sormontato dal cielo scuro della Gran Bretagna, cercando il volto di Regina: la sua amata. E non trovandolo, perché ormai defunta, le dedicò una lapide con una scritta: “Regina, la signora liberata da Barate, che dolore”. Questa frase venne incisa in latino e in aramaico palmireno, a testimoniare, eternamente, l’incontro di queste due anime sconosciute.
Nouri Al Jarrah, poeta siriano, autore di numerose raccolte di poesie tradotte in molte lingue, e voce fra le più importanti della poesia araba contemporanea, venne a conoscenza di questa storia d’amore, recandosi al vallo di Adriano. Così il poeta lasciò subito spazio alle domande. “Cosa ci faceva un siriano di Palmira, Barate, così lontano da casa?”. E Regina “come aveva fatto a conoscere quell’uomo?”. Le domande si susseguono ma la forza della poesia di Nouri sta tutta nel cercare, attraverso una elegia, di rispondere a quelle domande su una storia di amore ormai eterna, che ha lasciato letteralmente scolpiti nella storia i nomi dei due protagonisti.







