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9 LUGLIO 2025

Ultimo aggiornamento: 16:32 del 9 Luglio

Porterà 1,2 miliardi di incassi, se tutti i 188mila contribuenti coinvolti verseranno le rate dovute, il “ravvedimento speciale” offerto dal governo Meloni alle partite Iva che hanno aderito al concordato preventivo con il fisco. Si metteranno in regola per le cifre non dichiarate tra 2018 e 2022 versando solo 6.700 euro, in media. Quanto ai guadagni per lo Stato, la cifra lorda non tiene conto delle risorse – 1 miliardo stando a valutazioni della stessa maggioranza – che si sarebbero potute recuperare con tanto di sanzioni e interessi e a cui, invece, l’erario ha rinunciato. Ed è pure sotto le aspettative degli addetti ai lavori: i commercialisti, pur molto critici su come è stato gestito il concordato, lo scorso anno si attendevano che la sanatoria forfettaria a prezzi di saldo avrebbe consentito di raccogliere alcuni miliardi. Invece il flop della misura voluta dal viceministro Maurizio Leo si è riverberato anche sul condono che ora Fratelli d’Italia punta a riproporre.

I numeri finora erano top secret. Ilfattoquotidiano.it aveva presentato all’Agenzia delle Entrate una richiesta di accesso agli atti per sapere quanti avessero aderito e con quale gettito per lo Stato, ottenendo un diniego. Ora le risposte sono arrivate grazie a un’interrogazione parlamentare al ministero dell’Economia presentata dai deputati Pd Maria Cecilia Guerra e Virginio Merola, che hanno chiesto lumi sulle adesioni a una misura che “presenta profili di condono selettivo, con potenziali effetti distorsivi rispetto al principio di equità fiscale e alla posizione dei contribuenti pienamente adempienti”. Ha consentito infatti di mettersi in regola versando solo un’imposta sostitutiva dell’Irpef del 10, 12 o 15% – crescente al diminuire dell’indice di affidabilità fiscale – sul reddito già dichiarato incrementato di una quota fissa legata sempre alla “pagella fiscale” Isa (dal 5% per chi ha voto al 50% per chi non arriva al 3).