Riuscire ad unire, in un' impetuosa fantasia esecutiva, due figure sicuramente molto lontane come Dave Brubeck e Mike Oldfield non è cosa semplice.

Eppure quando la vicinanza tra questi due compositori esce dalla mente di Stefano Bollani qualsiasi strada sembra percorribile. E’ stato davvero un incontro straordinario quello avvenuto l’altra sera al teatro Goldoni tra il pianista milanese e il percussionista indiano Trilok Gurtu. Le redini di questo fecondo dialogo musicale le ha prese Bollani che davanti ad una platea euforica (concerto da tutto esaurito) è entrato nel vivo della sua vasta creatività certamente spaziando in un fraseggio jazz, ma arricchendo ogni brano con una serie di variazioni ed intuizioni, dalla classica fino al pop rock, obbligando così gli spettatori ad inseguire le sue molteplici incursioni in vari repertori. In una sorta di rincorsa tra epoche, stili e melodie che in molti casi hanno fatto la storia del Novecento.

Se il suo incalzante approccio stilistico ha subito catturato l’attenzione, non da meno è stato l’apporto di Gurtu. Fattosi conoscere al pubblico del jazz oltre trent’anni fa grazie al suo ingresso nel variegato progetto Oregon, Gurtu, in questi anni ha saputo far evolvere il suo linguaggio indiano arrivando ad una sintesi con altre poliritmie universali, guadagnandosi una notevole fama. Al teatro Goldoni il percussionista ha dimostrato una versatilità a tutto tondo, non solo per le decine di strumenti che porta ogni sera sul palco, ma anche per la fantasia che anima ogni sua esibizione. Prima si è seduto su una percussione che veniva accompagnata dai suoni provenienti dai speciali bracciali ai polsi, poi ha utilizzato un secchio d’acqua per riprodurre altre sfumature che entravano poi nella furia espositiva del pianismo di Bollani. Insomma, un intreccio sonoro che non è mai sembrato prevedibile, reso ancora più efficace della continue battute di umorismo del pianista apparso da subito in ottima forma. «Quello che suoneremo sarà una sorpresa» ci aveva infatti confidato qualche giorno prima della tappa lagunare. Ed in effetti trasformare “Take five” e lanciare l’avvio di “Tubolar bells” è un’esperienza che resta. Immancabili i bis. Ora, dopo la partenza del Venezia Jazz festival, l'appuntamento è per il 3 luglio con Jean-Michel Jarre in piazza San Marco.