Che cosa distingue una persona che si sente delusa, da sé e dalla vita, o che si è arresa a una vecchiaia senza luce, da quella che si sente protagonista consapevole di ogni suo passo, a partire dagli stili di vita e poi nella scuola, nel lavoro e nella realizzazione di sé, anche avanti negli anni?
Una caratteristica, semplice e interessante: la parola che anima il "come" si vive. Devo o scelgo? «Devi fare la dieta», «Devi studiare», «Devi fare sport», «Devi lavorare», e così via. Il "dover fare" è figlio di un comando, di un ordine, di un suggerimento, che viene da un'altra persona. Oggi suona alieno, evocando rifiuto e ribellione. E' e resta "eteronomo", ossia è una regola, o un consiglio stringente, dato da altri: che sia il genitore o l'insegnante, il medico o il fisioterapista, un familiare o un amico, il datore di lavoro o un superiore: è una "legge" data da altri. Non si è riusciti a farla propria, e quindi "autonoma", riconoscendola buona.
In passato, il «Prima il dovere e poi il piacere» era norma condivisa, fin da piccoli. Il generale riconoscimento che l'educazione alla responsabilità personale, fatta anche di regole e disciplina, è il denominatore comune per crescere bene e vivere meglio rendeva il "devo" intrinseco all'educazione, come il caffelatte a colazione. Il Sessantotto ha aperto la stagione della "liberazione" dalle regole, con alcune buone conquiste, soprattutto per le donne, ma anche lati oscuri che stanno presentando il conto, come tutti gli eccessi. Di regole e norme si è visto solo il lato repressivo e autoritario, della buona educazione solo le stigma di una sorpassata visione alto-borghese. La disciplina è stata vituperata come retaggio fascista. La libertà è diventato spontaneismo senza regole né progettualità. Il diritto è percepito come l'unico paradigma dell'essere, il dovere è scomparso dal lessico familiare e sociale, la colpa è sempre degli altri (genitori, insegnanti, Stato), l'assunzione di responsabilità è un sogno del passato, mentre il "disagio" giustifica ogni efferatezza, inclusi i crescenti femminicidi. Anche il "non uccidere" è passato, da comandamento primario della vita, a optional gestito a discrezione personale. Domina il principio del piacere e dell'Io, sempre e comunque.






