Inutile negarlo, non si diventa mai grandi, anche se è forse la ricetta per crescere bene. Un sintomo è l’attrazione per le automobili piccole e potentissime. Quelle che i boomer chiamano «belve» e i loro genitori «bombe», ricordando modelli come Autobianchi A112 Abarth (dapprima con ben 58 cavalli e poi addirittura l’enormità di 70), Renault 5 Alpine, Mini dapprima Cooper quindi De Tomaso e qualcun’altra fino all’arrivo delle Golf GTI e di tante altre, per esempio Peugeot 205 GTI 1.9 da 130 cavalli. Eppure, il fascino delle “Minion”, piccole e scattanti, oppure anche “cattivissime” per restare nell’analogia con i simpatici pupazzetti e il Signor Gru, Cattivissimo Me della serie dei film animati, non cala mai, non solo tra i giovanissimi.
Tornando all’epoca dei boomer, erano i tempi nei quali si consideravano le vere sportive solo oltre i 200 cavalli. Oggi invece si guidano quotidianamente vetture molto più potenti: il mondo è cambiato, soprattutto con le auto elettriche, la cui potenza (che avrebbe poco convertire da kW a CV) è spaventosa, seppure nessuno osi definirla correttamente di picco, cioè solo per alcuni secondi, un po’ come l’overboost per i motori turbo più spinti.
Le nuove piccole Hot-hatch (“piccanti con portellone”: molto meno evocativo), agili e scattanti come poche, sono a listino sia con motore termico (alcune verso le serie finali, purtroppo), oppure elettrico, con il sibilo che sostituisce il rombo. Se invece il ruggito è simulato con tanto di altoparlante, il passo è breve verso l’essere considerati maranza.






