Una grande corrente oceanica nell'emisfero australe ha per la prima volta invertito la sua direzione, in quello che i climatologi definiscono un punto di svolta "catastrofico" per il sistema climatico globale. A raccontarlo sono state alcune testate, tra cui IntelliNews, che hanno così accentuato le preoccupazioni sul peggioramento degli effetti del riscaldamento globale. Le cose, tuttavia, non stanno affatto così: ecco perché.La corrente oceanicaIl 5 luglio scorso, IntelliNews ha pubblicato un articolo intitolato "La corrente oceanica australe si inverte per la prima volta, segnalando il rischio di collasso del sistema climatico", nel quale viene citato un comunicato stampa dell'Institut de Ciències del Mar, a Barcellona, che, a sua volta, fa riferimento a un recente studio pubblicato il 30 giugno scorso sulla rivista Pnas dall'Università di Southampton. In sostanza, nell'articolo viene raccontato che la Deep Western Boundary Current (Dwbc), una componente chiave dell'Atlantic Meridional Overturning Circulation (Amoc), che fa circolare l'acqua nell'Oceano Atlantico, ha invertito la sua direzione per la prima volta in assoluto. Un evento questo che sarebbe catastrofico in quanto accelererebbe il riscaldamento globale e sconvolgerebbe i modelli meteorologici globali.Cos'è l'Amoc?Ricordiamo brevemente che l'Amoc viene definita dalla statunitense National Oceanic and Atmospheric Administration (Noaa) come una "componente della circolazione oceanica, che sposta costantemente acqua, calore, sale, carbonio e nutrienti da nord a sud e, in definitiva, tra i bacini oceanici e in tutto il mondo". In sostanza, quindi, trasporta acqua calda superficiale verso nord e acqua fredda profonda verso sud. Con il riscaldamento dell'oceano, "la circolazione potrebbe rallentare, rendendola meno efficace nell'estrarre anidride carbonica e soprattutto calore dall'atmosfera", spiegano dal Noaa. Un'inversione della circolazione di questa corrente oceanica, ovviamente, sarebbe motivo di grande preoccupazione, ma lo studio su Pnas non menziona l'inversione delle correnti oceaniche o dell'Amoc.Lo studioLo studio citato nell'articolo, infatti, non fa riferimento all'inversione delle correnti oceaniche o alla Dwbc. Analizza, in realtà, la salinità dell'Oceano Antartico e in particolare mostra che nell'ultimo decennio si è verificato un significativo aumento della salinità superficiale, con un conseguente drastico declino della copertura di ghiaccio marino. “Il nostro studio ha rilevato che la salinità superficiale nell'Oceano Antartico è aumentata mentre il ghiaccio marino è diminuito”, ha riferito Alessandro Silvano, autore principale dello studio, in un'intervista rilasciata al Newsweek. “I risultati suggeriscono che la nostra comprensione del sistema antartico, e di come potrebbe evolversi, è incompleta”.Risultati comunque preoccupantiCome riporta Newsweek, non è chiaro se IntelliNews faccia riferimento direttamente allo studio pubblicato su Pnas, oppure se si sia basato su un comunicato stampa di El Institut de Ciències del Mar, che presumibilmente includeva una citazione errata del coautore dello studio Antonio Turiel sulla circolazione oceanica e che è stato successivamente aggiornato. "La nostra nota stampa originale conteneva alcune frasi errate, in parte causate da una traduzione sbagliata, in parte causata da un uso improprio delle parole da parte mia”, ha commentato al Newsweek Turiel. Sebbene, quindi, non ci sia un cambio di direzione della corrente oceanica, i risultati dello studio sono comunque preoccupanti. "Se l'aumento di salinità continua, potrebbe aumentare la miscelazione verticale, sottraendo calore dagli strati oceanici più profondi alla superficie e accelerando ulteriormente lo scioglimento del ghiaccio marino”, ha commentato Silvano. "Una ridotta copertura di ghiaccio marino può avere conseguenze importanti, tra cui il riscaldamento degli oceani, l'aumento della formazione di iceberg e minacce per la fauna marina”.