L’arruolamento, la depressione, la pace, con quella visione dal 75° piano. Aveva 22 anni e da allora non ha smesso di arrampicarsi (e venire arrestato)
di Nicola Baroni
Non si vede arrivare la salvezza, né ci si prepara. La si può trovare all’inferno, oltre la soglia di una porta aperta per sbaglio: il problema è che a volte, questa salvezza, è illegale. Isaac Wright nel 2018 aveva 22 anni e non sapeva dove sbattere la testa. Si era arruolato nell’esercito appena maggiorenne, diventando paracadutista. Dopo una missione in Medio Oriente, in cui aveva fatto da aiutante al cappellano militare, era stato spedito in Louisiana, ad assistere un battaglione di soldati appena tornato dal fronte e privo di assistente spirituale. Quell’estate cinque compagni di Wright si suicidarono e a lui furono diagnosticati un disturbo da stress post traumatico e depressione. Una notte sognò che doveva andare a Houston, con la sua macchina fotografica. Si svegliò alle 22 e guidò per tre ore fino in Texas. “Camminavo per le strade deserte del centro e vidi quel grattacielo di 75 piani in costruzione: sentii il bisogno di scavalcare la rete metallica e salire, così lo feci”, racconta oggi. “Sono rimasto seduto lassù per due o tre ore, solo, ad ammirare il panorama. Ho provato una sensazione di pace che non riesco a spiegare, mi sono sentito aperto, espanso, un tutt’uno con l’Universo”. Guardando la città dall’alto, tra ponteggi e nude pareti in cemento, prima che arrivasse l’alba, Wright ha intravisto la luce. “Ho detto all’Universo che volevo andare dove non ero mai stato prima”, scrive nel libro fotografico che racconta la sua storia, It Was Never Dark. Il 17 dicembre 2020, guidava sull’interstatale 40 a Flagstaff, in Arizona, quando un elicottero ha cominciato a volteggiare su di lui, la polizia ha bloccato l’autostrada, lui si è trovato a faccia in giù sull’asfalto, con fucili d’assalto puntati da tutte le direzioni. “L’Universo aveva risposto, ma non nel modo che avrei voluto”.






