Nell’Emilia felix delle buone relazioni industriali e dei buoni rapporti tra amministrazioni e imprese sta accadendo qualcosa di inaudito. Il teatro di questa storia è Reggio e i protagonisti sono il sindaco, il proprietario della più grande impresa della zona, il segretario della locale Cgil e le lavoratrici di una fabbrica di confezioni. Il finale inatteso è che rischia di saltare un investimento di 120 milioni iniziali (a regime sarebbero stati di più), 900 posti di lavoro di cui 300 nuove assunzioni, aree verdi/parcheggi/piste ciclopedonali e soprattutto l’ambizione del capoluogo reggiano di riposizionarsi nella geografia economica non solo regionale. Diventare, almeno dal punto di vista manifatturiero, una delle città della moda con una vera e propria Cittadella da far invidia a tanti concorrenti. A rendere assai difficile, se non ormai impossibile la realizzazione di cotanto progetto è il conflitto scoppiato tra il sindaco Marco Massari e Luigi Maramotti, presidente della Max Mara Fashion Group (2 miliardi di valore della produzione, 6 mila dipendenti di cui 4.500 a Reggio). In mezzo ci sono le condizioni di lavoro nella Manifattura San Maurizio, 220 dipendenti, uno degli stabilimenti del gruppo.