«Astonishing Things. The Drawings of Victor Hugo» alla Royal Academy of Arts di Londra offre l’occasione di ammirare circa 70 opere grafiche del grande scrittore francese. Il titolo della mostra si deve, nientemeno, a Vincent van Gogh. Fu lui infatti a definire le opere d’arte di Hugo «cose sorprendenti». E sorprendenti e forti sono di certo. Lo scrittore, anche in quest’arte, amava la libertà. Scegliendo per la propria mano in pari tempo controllo e indipendenza al limite del casuale. Le sue macchie, cancellature, sbavature, sono tutte prese in carico da motivazioni misteriose. Dall’inconscio. Disegnando, Victor Hugo poteva essere estremamente preciso come in particolareggiati studi topografici e pure totalmente sbrigliato e quasi accidentale. La Royal Academy of Arts non a caso ha giudicato «ricco e idiosincratico il vocabolario tecnico» sviluppato da Hugo. Uno sperimentalismo concretizzato in un’iconografia ardente, perennemente in bilico tra la figurazione e l’astratto. Ora, a mostra ormai conclusa, chi desideri immergersi con consapevolezza tra le ombre e le trappole del mondo visivo dello scrittore, può farsi soccorrere da una monografia tutta francese, densa e scrupolosa, assai significativa. Si intitola «Visions graphiques - Victor Hugo» ed è firmata da Danielle Molinari per Paris Musées - Maison de Victor Hugo.