«Umano, troppo umano». Così probabilmente il filosofo tedesco Friedrich Nietzsche avrebbe definito la nuova versione di Superman, adesso al cinema. Ironicamente, dal 1954 al 1970 Superman nelle versioni italiane dei suoi fumetti è stato ribattezzato “Nembo Kid”, forse per evitare che si potesse collegare con il superuomo (in originale Übermensch, letteralmente Oltreuomo) di Nietzsche, visto fra gli ispiratori del nazismo, seppur morto decenni prima dell’avvento al potere di Hitler. Ma James Gunn, che ha scritto e diretto il nuovo «Superman», chiamato a reinventare l’universo cinematografico dei personaggi della DC Comics (lo sono ad esempio anche Batman e Wonder Woman) dopo film controversi, specie quelli diretti da Zack Snyder, grazie anche al fatto di essere riuscito a rendere protagonisti di film di successo eroi Marvel quasi sconosciuti come i Guardiani della Galassia, ha mostrato di conoscere bene il cosiddetto “Uomo d’Acciaio”.

Il compito di Gunn era arduo: il primo «Superman» del 1978, diretto da Richard Donner e con un protagonista pressoché perfetto come Christopher Reeve aveva portato con successo sul grande schermo il personaggio quasi messianico creato nel 1938 da Jerry Siegel (testi) e Joe Shuster (disegni), ebrei come tantissimi fumettisti del periodo (e quindi lontanissimi da suggestioni nazionalsocialiste), fra l’altro il nuovo logo dei DC Studios riprende uno dei disegni di Superman di Shuster.