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Ultimo aggiornamento: 7:55

Negli Stati Uniti si è riaccesa una polemica che dice molto del clima culturale e politico attuale: l’ultimo film di James Gunn dedicato all’Uomo d’Acciaio è finito nel mirino di alcuni commentatori di Fox News e di ambienti vicini al mondo MAGA, accusato di rappresentare un Superman “pro-migranti”. Il film, appena uscito nelle sale (9 luglio), aveva già fatto discutere nei mesi scorsi per i temi suggeriti dai trailer, che sembravano ruotare attorno al ruolo che il supereroe prova a ritagliarsi – pur attraverso il filtro della sospensione dell’incredulità – nella tesissima situazione che, in America e altrove, circonda le questioni relative ai flussi migratori e al diritto internazionale.

Tuttavia, anche qualora si trattasse di un Superman “politicizzato”, sarebbe davvero una forzatura ideologica? O, forse, Superman è sempre stato – fin dalle origini – non solo un campione degli oppressi, ma anche il simbolo per eccellenza del migrante, sospeso tra due mondi: la casa perduta di Krypton e quella adottiva del Pianeta Terra?

Tanto per cominciare, Superman è stato creato da figli di migranti. Jerry Siegel e Joe Shuster provenivano da Glenville, sobborgo di Cleveland abitato in prevalenza da afroamericani e da figli di immigrati europei di religione ebraica. La stessa origine del personaggio è intrisa di tematiche migratorie: il padre Jor-El, consapevole dell’imminente distruzione di Krypton, affida il suo unico figlio a una navetta di salvataggio che lo porterà sulla Terra, dove verrà accolto dagli amorevoli coniugi Kent, cresciuto all’insegna di valori come tolleranza, accoglienza e compassione. Ma non finisce qui.