Chioma Nnadi, Francesca Ragazzi, Claire Thomson-Jonville, rispettivamente Head of content di British Vogue, Vogue Italia e Vogue France: sarà una di loro l’erede di Anna Wintour?

di Francesca Reboli

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L’annuncio è di ieri. Anna Wintour lascia la direzione di Vogue America dopo 37 anni, ma mantiene il ruolo chiave di Chief content officer, ovvero “supervisore capo” delle edizioni del magazine, e delle altre testate Condé Nast, in tutto il mondo. Passano poche ore e si scatenano i rumors sulla possibile successione. Sui social spuntano nomi e cognomi e gli occhi di tutti sono puntati sui Vogue più importanti, tra cui Gran Bretagna, Francia e Italia. Per comprendere le logiche interne che guideranno la scelta della delfina (o del delfino) occorre però fare un passo indietro a qualche anno fa. Dopo la pandemia, Condé Nast, la casa editrice di Vogue, avvia una profonda ristrutturazione interna. Al posto dei direttori, i Vogue vengono affidati a figure definite “head of editorial content”. Sono quasi tutte giovani donne, soprannominate “Voguettes” e molto vicine ad Anna Wintour, che ne coordina e supervisiona il lavoro, inizialmente in collaborazione con Edward Enninful, direttore di Vogue UK fino all’inizio del 2023. Le scelte editoriali - dai servizi di moda alla grafica, dai contenuti per il web ai post per i social - vengono centralizzate e le declinazioni locali, un tempo molto diverse tra loro, si fanno più omogenee. Una razionalizzazione delle spese si accompagna a contenuti omologati per tutti, dall’Europa alla Cina, dal Sud America all’Inghilterra. Le Voguettes lavorano per attuare il piano indicato da Wintour, cercando però di mantenere un minimo di autonomia, per rassicurare i lettori e gli investitori. Ogni paese ha gusti diversi in fatto di moda e le fragili dinamiche dei fashion system locali vanno preservate.