Conclusa nel 1901 la ribellione dei Boxer contro l’ingerenza economica e politica delle potenze straniere, anche l’Italia decise di rimanere in Cina, usando per la corrispondenza francobolli italiani sui quali, dal 1917 vennero aggiunte in soprastampa le scritte «Pechino» o «Tientsin», e il nuovo valore. In quello stesso anno a Pechino entrò in servizio un piccolo ufficio postale, che serviva il «personale addetto alla Legazione e al Consolato nonché alla R. Guardia e agli equipaggi delle RR. Navi», che restò aperto fino a tutto il 1922. Della quarantina, compresi i segnatasse, di carte valori prodotte la più pregiata è l’ultima: il «2 DOLLARI Pechino», da non confondere con quello con la scritta «dollari» in minuscolo.
Quei 15 francobolli italiani realizzati in Cina: l’esemplare all’asta a partire da 25 mila euro
Nella vendita di Ferrario, un «2 DOLLARI Pechino» raro e dall’altissimo valore. Nell’incanto, anche lotti dell’Italia preunitaria







