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L’agenzia di stampa Reuters ha pubblicato un’inchiesta in cui mostra come i dati di vendita delle automobili in Cina siano stati in parte gonfiati per migliorare i risultati economici interni. Dal 2019 in Cina si è sviluppato un mercato di aziende che prima acquistano e immatricolano delle auto nuove e poi, senza che siano mai state guidate, le esportano immediatamente all’estero come usate.
Questa strana transazione – che non ha niente di illegale – non avrebbe senso in gran parte del mondo, perché di solito il valore di un’auto nuova è maggiore di quello di un’auto già immatricolata, e un esportatore non avrebbe niente da guadagnare se comprasse un’auto nuova e la rivendesse subito dopo come usata. Ma in Cina ci sono alcuni incentivi economici e politici peculiari che fanno sì che questo sistema sia conveniente e in espansione. Meccanismi come questo contribuiscono alla scarsa fiducia che da qualche tempo l’Occidente ha cominciato a nutrire nei confronti dei dati economici e non solo resi pubblici dalla Cina.
In Cina il mercato delle automobili sta vivendo due fenomeni intrecciati tra loro: la sovrapproduzione e una guerra dei prezzi. In pratica, anche grazie ai forti incentivi statali, le aziende automobilistiche cinesi producono automobili a basso prezzo e in grande quantità, al punto tale che l’offerta supera la domanda. Per convincere i consumatori cinesi ad acquistare le loro auto, le aziende quindi competono al ribasso (la guerra dei prezzi, appunto), proponendo veicoli di grande valore a prezzi ridotti e con margini di guadagno risicati e a volte perfino inesistenti.







