Segui tutte le inchieste del Fatto Quotidiano
Ultimo aggiornamento: 8:08
Un team interdisciplinare di esperti della Flinders University, in Australia, ha sviluppato un metodo innovativo, sicuro e sostenibile per l’estrazione e il recupero dell’oro da minerali naturali e rifiuti elettronici, aprendo nuove prospettive nella gestione responsabile delle risorse. Come riportato dalla prestigiosa rivista Nature Sustainability, la nuova tecnica consente di ridurre drasticamente la produzione di rifiuti tossici legati alle tradizionali attività minerarie e dimostra come sia possibile ottenere oro di elevata purezza riciclando materiali preziosi contenuti nei circuiti stampati di dispositivi elettronici dismessi.
Il progetto, coordinato dal professor Justin Chalker e da Matthew Flinders, ha permesso di applicare questa soluzione ad alto rendimento su diverse fonti, recuperando perfino tracce di oro da flussi di rifiuti generati da laboratori scientifici. Il cuore del processo è un composto economico e non tossico, già ampiamente utilizzato per la sanificazione delle acque: si tratta dell’acido tricloroisocianurico. Quando attivato da acqua salata, questo reagente è in grado di sciogliere l’oro contenuto nei materiali trattati. A quel punto entra in gioco un polimero ricco di zolfo, progettato dagli scienziati della Flinders, in grado di legare selettivamente l’oro anche in miscele molto complesse. Una volta completato il legame, è possibile recuperare il metallo prezioso attraverso un processo di “disgregazione” del polimero, che viene riconvertito nel suo monomero originario, permettendo così sia il recupero dell’oro che il riutilizzo del materiale polimerico.







